La campionessa Arianna Errigo ha deciso di dichiarare guerra alla Federazione Italiana di scherma. L’atleta azzurra ha infatti deciso di rivolgersi al Tas di Losanna per opporsi alla decisione della Fis di non farla gareggiare alle Olimpiadi di Tokyo 2020 sia nel fioretto sia nella sciabola. Secondo l’avvocato Cesare Di Cintio che segue la ragazza l’annullamento della convocazione della prima gara di qualificazione olimpica sarebbe avvenuta addirittura al telefono e non per scritto.
Il fioretto è la mia vita, è tutto, ci ho costruito tutta la mia carriera. La sciabola mi dà quella freschezza, quell’entusiasmo, quella novità che in questo momento mi serviva. Fioretto e sciabola sono l’opposto, forse fioretto e spada si assomigliano – afferma in un’intervista a Sky Sport – ma quando tiro di fioretto, mi sento molto sciabolatrice. Nessuno lo ha mai fatto, è difficile e qualora ci riuscissi sarebbe un’impresa“.
Secondo i tecnico federali le armi (fioretto, sciabola e spada) sono tre discipline uniche e il “mezzo servizio” non è contemplato e per il ct del fioretto, Andrea Cipressa, la sciabola in qualche modo penalizza la Errigo fiorettista (“ma nessuno può dire effettivamente che sia così, potrebbe anche essere il contrario, potrebbe darmi qualcosa in più”), che perciò è stata esclusa dalle gare di Seul di fine aprile: “Mi sono ritrovata nella squadra di sciabola femminile, in una gara sono stata la migliore a livello individuale e ho tirato benissimo nella prova a squadre. Poi nella gara dopo non mi hanno portata, c’erano 12 convocate ma sono rimasta a casa. Mi hanno discriminato rispetto ad altre atlete, io non ho mai chiesto qualcosa in più, ma non voglio che mi sia dato qualcosa in meno, non è giusto. In questi tre anni ho sacrificato tanto, dopo tre anni non puoi dirmi di no“.
Insomma una vicenda che solo il tribunale di Losanna potrà in qualche modo risolvere. Una matassa non facile da sbrogliare con la speranza che alla fine vinca sempre e comunque lo sport.