Silvia Salis è una donna piena di contrasti. Mentre cercavo testimonianze del passato delle sue imprese, ho scoperto una ragazza non solo piena di femminilità ma forte, fortissima sia di carattere che fisicamente. Inutile dire che l’urlo per la qualificazione alle Olimpiadi di Pechino 2008 mi ha rivelato un carattere e una determinazione esplosiva.
Poi Silvia è tanto altro: lei rappresenta il destino dell’atleta, lo sport come richiamo, la naturalezza della bimba che ha da sempre avuto negli occhi quello che sarebbe stato il suo possibile futuro. Portata a vivere in quello che sarebbe divenuto il suo mondo da adulta sin dalla tenera età, come dolce e stimolante consuetudine, al fianco del suo babbo, custode del campo di atletica di Genova, ha costruito un percorso che l’ha portata a essere la donna che conosciamo oggi.
Dal salto in lungo al lancio del martello, Silvia è sempre stata fuori dai cliché, con una struttura fisica apparentemente dissonante con la disciplina ma pronta a lavorare duro per poter dare il massimo dei risultati possibili.

Silvia Salis: la formazione, la laurea e la tesi sulla riforma delle Federazioni

Un lavoro continuo di costruzione che Silvia ha saputo reinterpretare anche nella vita professionale, non trascurando mai lo studio, la cultura e quella proiezione verso il futuro, oltre lo sport. Già nelle Fiamme Azzurre mentre era in attività, è rimasta a occuparsi della comunicazione del gruppo sportivo e nel 2019 ha completato il percorso di studi universitari conseguendo la laurea in Scienze Politiche con una tesi sulla riforma politico/amministrativa delle Federazioni.
Poche donne in generale sono interessate allo politica sportiva – spiega Silvia –  Magari studiano si preparano e poi si vedono più medico, avvocato, poche invece fanno carriera dirigenziale o quella di allenatrici. Quelle che ci sono molto brave, ma è indubbiamente difficile fare strada. Basti pensare che nella storia delle Federazioni, a parte una piccola parentesi di qualche mese nell’Equitazione, non c’è mai stato un presidente donna la dice lunga. Il consiglio che voglio dare a tutte le ragazze è comunque quello di studiare. Anche chi ha vinto le Olimpiadi non basta per avere un’altra carriera all’altezza, nessuno ti regala niente“.
Questo è il messaggio che Silvia Salis ha lasciato a Raffaella Masciadri, Marta Pagnini e Alessandra Ortenzi nella diretta di Sportive Digitali: immaginare oltre gli ostacoli una nuova opportunità professionale, coltivando inclinazioni, cultura e studio sfruttando creatività e i mezzi tecnologici a disposizione.

Oggi Silvia fa parte della commissione atleti del CONI ed è membro della FIDAL. 

Ha messo da parte, nella scatola dei ricordi più belli, le sue Olimpiadi di Pechino 2008 e di Londra 2012, sbiadendo, di quest’ultima, anche il ricordo di quel metro di troppo della gabbia che le ha impedito di sognare più in grande. Non ha dimenticato delusione e sconforto per il serio infortunio prima di Rio 2016, che l’ha costretta al ritiro, ma ha fatto di tutte queste esperienze la forza per rinascere ancora più forte e determinata di prima.
Guarda il video di Sportive digitali in collaborazione con Sportdonna.it

(le foto contenute nel presente articolo sono di proprietà di Silvia Salis, concesse a Sportive Digitali a corredo del testo)

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