Sofia Bertizzolo, classe 1997, originaria di Bassano Del Grappa, campionessa di ciclismo su strada, è uno dei talenti più interessanti del ciclismo italiano. Miglior giovane nel World Tour nel 2018,vincitrice degli europei juniores e maglia tricolore nel 2014, quarta nel giro delle Fiandre, argento mondiale nella categoria donne junior è ora tesserata della CCC Liv, team dei Paesi Bassi.
Riavvolgiamo il nastro, chi era Sofia da bambina?
“Ho iniziato l’attività sportiva e sono entrata subito nel mondo dell’agonismo con la ginnastica artistica, gareggiare mi è sempre piaciuto. Ho provato altri sport, ma sono arrivata al ciclismo grazie a mio fratello. Lui, più piccolo di me, aveva iniziato a fare gare, così ho iniziato anche io.”
Quando hai capito che qualcosa stava cambiando nella tua vita e che la bicicletta sarebbe diventata il tuo lavoro?
“Ho avuto una grande fortuna: sono entrata in Fiamme Oro da Juniores, quindi, non ho mai percepito il salto dal gioco al lavoro. Mi sono ritrovata in quarta superiore e senza coscienza di questo passaggio, una volta preso il diploma, avevo già questa grande opportunità da parte della Polizia di Stato di percorrere il mio cammino in questo sport come un lavoro. A 17 anni facevo dello sport la mia professione”
Quali consigli pratici daresti ad una ragazza che vorrebbe avvicinarsi al ciclismo?
“Deve aver voglia di fare fatica e non avere una vita statica, bisogna avere molta flessibilità. Ci sono tante ragazze che sono molto legate al posto in cui vivono e per loro è una sofferenza andare via. Poi, bisogna fare tantissimi sacrifici, soprattutto nell’età scolastica, è importante sapersi organizzare tra studio e sport ad alti livelli e far capire che la scuola è molto più importante del ciclismo fino ad una certa età”
Durante il periodo di quarantena, come ti allenavi? Seguivi una particolare alimentazione?
“Rulli e corpo libero a casa, non sono riuscita a ricrearmi una palestra. Mi sono lasciata libera dall’alimentazione, senza esagerare.”
Qual è stata la tua vittoria più bella? Quella che ricordi con maggiore emozione…
“I campionati italiani junior, siamo arrivate io ed una mia compagna a braccia alzate sotto l’arrivo è un qualcosa che mi emoziona ogni volta. C’era una grande squadra, una vera amicizia, è una cosa che non mi capiterà più. Anche adesso che lo sto raccontando mi vengono i brividi al solo pensiero. Non tanto per l’emozione sportiva, ma per tutto il contesto. Il ciclismo non è solo uno sport individuale, c’è tanto lavoro di squadra dietro. Nelle categorie inferiori, soprattutto, è un’amicizia. Se vieni aiutata dal team, viene tutto molto più semplice e ti diverti di più.”
La delusione più grande invece?
“Sono stata squalificata ad un Mondiale per una falsa partenza. Ho visto le mie compagne in lacrime, nessuno aveva spiegato le regole tecniche, lì si vinceva in quattro e le altre tre ragazze erano deluse, come d’altronde lo ero io. Non fu una trasferta positiva.”
Secondo te, siamo vicini alla parità tra uomini e donne nel ciclismo?
“Penso che, a livello sportivo, siano due sport differenti. Ci sono dinamiche diverse e capacità fisiche differenti. Come movimento siamo molto lontani, parte tutto dalla visibilità in più. Da quando ho iniziato a correre, le cose sono un po’ cambiate in meglio, ricordo quando ero al Giro d’Italia, la sintesi tra partenza e arrivo durava sette minuti, poi trenta minuti, un’ora.”
Qual è stata l’avversaria più difficile da battere?
“Non posso risponderti perchè nel mondo Elite faccio fatica ad arrivare davanti. Sono tutte forti, ti fanno tutte penare.”
Hai una ciclista di riferimento?
“Ce ne sono tante, ma una fra tutte è la Vos. Ho avuto modo di vederla solo in due ritiri. E’ davvero una bella persona, dal lato umano è bravissima oltre il fatto che sia una grandissima atleta”

 

Quando non gareggi, quali sono i tuoi hobby?
“Ho davvero poco tempo per me, dedico quasi tutto al ciclismo. Mi piace tanto la natura, curo gli alberi da frutto che ho a casa”.
Un aggettivo per descriverti…
“Permalosa”
Che rapporto hai con i social?
“Amore e odio. So che sono importanti, puoi fare tanto, ma anche rischiare tanto. Non mi piace perchè la gente vede cosa fai, quando e dove. Mi rendo conto di quanto siamo controllabili, soprattutto per le pubblicazioni in tempo reale”

Qual è il tuo piatto preferito?
“Ti potrei dire il gelato, ma in generale sono una buona forchetta. Girando all’estero, mi rendo conto che i piatti italiani sono i migliori”

Sofia BertizzoloIl tuo sogno nel cassetto?
“Mi piacerebbe tanto andare alle Olimpiadi. Poi mi sarebbe piaciuto aprire un’attività mia di Architettura e design e ristrutturazioni ma mi sono fermata. Ora voglio solo pedalare il più forte possibile”.

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