Una storia di calcio, amore e passione. Roberto Cau, presidente e fondatore del Caprera, squadra di calcio sarda che attualmente milita in Serie B ha messo tutti questi ingredienti per portare avanti un’avventura che dura da quasi trent’anni. “Oggi festeggiamo il nostro 28esimo compleanno dalla fondazione. E’ un traguardo importante soprattutto perché mantenere una squadra di calcio femminile in Sardegna è ancora più complicato che in altre regioni. Qui molte squadre prestigiose come la Torres sono scomparse, anni fa erano ben 48 ma per colpa della Federazione che non ci dà una mano sono morte quasi tutte. Siamo rimaste solo in tre (Atletico Oristano e Villacidro oltre il Caprera, ndr)”.

Nonostante il movimento calcistico sardo debba continuare a fare i conti coi tagli della regione e le promesse disattese da parte delle Lega Dilettanti, la passione si legge ancora nelle parole di chi, nonostante tutto, vuole continuare: “Nel 1988 – ci racconta Cau – è iniziato tutto quasi per scherzo. Mentre accompagnavo all’asilo mio figlio insieme ad altri genitori si parlava di calcio femminile nell’ottica di organizzare alcune partite per raccogliere fondi da destinare all’acquisto di un’ambulanza. Così abbiamo deciso di organizzare due partite dove per ogni gara abbiamo avuto la bellezza di 1000 persone come pubblico”.

Dopo il primo approccio la decisione di non smettere e anzi iniziare a fare sul serio: “Mio cugino mi propose di continuare a fare calcio femminile, io ho accettato e così abbiamo iniziato iscrivendo una squadra al CSI. Io sono originario di Oristano, ma per motivi legati al mio lavoro mi sono trasferito a La Maddalena. A quel punto, con tutte le sere libere potevo dedicarmi alla mia passione per il calcio e a qualche serata con gli amici. Proprio insieme ad un gruppo di amici abbiamo deciso di creare una squadra a La Maddalena, il Caprera. Io avevo già qualche conoscenza in questo mondo e a luglio dell’88 abbiamo iscritto la squadra al campionato di serie D”.

“I primi anni – ricorda con un pizzico di nostalgia – andavamo in trasferta col panino al sacco e si raccoglievano piccole offerte per poter continuare a giocare e comprare le attrezzature. Qui c’erano gli americani a cui piaceva molto il calcio femminile, capitava spesso che offrivano le cene alle nostre ragazze. Col passare degli anni, per crescere anche a livello sportivo, abbiamo iniziato a prendere anche giocatrici che venivano da altre regioni”.

Purtroppo – conclude – anche a causa della crisi economica, col passare degli anni la nostra situazione è peggiorata anziché migliorare”. La passione e la voglia di fare del presidente però restano intatte. Roberto Cau e il Caprera oggi spengono le 28 candeline con un occhio sul passato e un altro rivolto verso il futuro.  Crediamo di sapere il desiderio del presidente al soffio delle candeline, l’augurio da parte della nostra redazione, per lui e per tutta la Sardegna, è che si possa esaudire.

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