Ha appeso gli scarpini al chiodo ma il calcio non l’ha mai abbandonato, anzi è riuscita a farne la sua professione. Roberta Antignozzi, ex centrocampista di Lazio, Roma, Alessandria, Inter, Milan, ASD Dreamers, è la coordinatrice, nonché tra le allenatrici, del settore femminile di Ac Milan femminile che dallo scorso anno ha aperto le porte del Centro Sportivo Vismara anche alle baby rossonere. “L’ambiente è il top, – ci spiega in questa intervista – gli allenatori devono pensare solo ad allenare e le bambine a giocare”.

Roberta, tu l’anno scorso decidi di abbandonare il calcio giocato e sposi il progetto Milan, cosa ti ha spinto verso questa scelta?
“Era un treno che passa una volta nella vita. Avevo 32 anni, giocavo e mi divertivo, ero ancora in forma ma ho avuto l’occasione di fare del calcio il mio lavoro e non ho potuto dire no. Per me era davvero un’occasione imperdibile in un progetto ambizioso”.

Come siete strutturati?
“Quest’anno avremo tre squadre. Una di esordienti con bambine del 2004, una di pulcini nate tra il 2005 e il 2006 e un’altra con le più piccole nate tra il 2007 e il 2008. Lo scorso anno abbiamo deciso di fare soltanto amichevoli e tornei ma da queste stagione faremo anche un campionato. L’importante però non è tanto il risultato quanto la crescita di ogni singola calciatrice”.

Qual è il bilancio di questo primo anno e quali sono le vostre prospettive future?
“Il bilancio dello scorso anno, il primo da quando questo progetto ha avuto il via, è stato sicuramente molto positivo. Abbiamo raggiunto gli obiettivi che avevamo prefissato sia a livello numerico che a livello tecnico. L’obiettivo futuro è quello di far crescere le bimbe perché si arrivino ad avere squadre competitive. Non abbiamo fretta di fare i risultati, dobbiamo invece arrivare a formare giocatrici intelligenti che non abbiano i difetti che si vedono sui campi di calcio femminile dove le ragazze vivono realtà dilettantistiche e non hanno le nostre stesse possibilità”.

Cosa significa avere il supporto del maschile?
Sicuramente questo fa la differenza. Ci alleniamo in una struttura bellissima come il centro sportivo Vismara e le bambine hanno a disposizione un tutor, un fisioterapista, dottori e preparatori dei portieri. L’ambiente è il top, gli allenatori devono pensare solo ad allenare e le bambine a giocare. Così aumenta anche lo stimolo per far bene”.

Che consiglio daresti a chi invece ha solo un settore femminile e guarda ancora di cattivo occhio l’avvicinarsi del mondo maschile?
“Deve cambiare la mentalità. Purtroppo le bambine che giocano nelle squadre femminili spesso si allenano in strutture fatiscenti e non hanno le stesse possibilità di imparare rispetto ad un loro coetaneo maschio. Attualmente un bambino nato nel 2009 è più bravo di una bambina nata nel 2009 perché probabilmente quella bambina ha iniziato più tardi a giocare e con meno supporto. Se anche la bambine iniziano a giocare a calcio a 6 quando avranno 8 anni saranno sicuramente più brave”.

Pin It on Pinterest

Condividi

Condividi questo articolo dove vuoi!