La passione che spinge a correre sempre, dietro un pallone e quel sogno che si materializza ogni domenica su un campo da calcio. Declinati al femminile, i sacrifici sono tanti ma se si fanno col sorriso tutto diventa più leggero. Valentina Amandola, classe 1983, è l’attaccante dell’Alessandria, gioca da quando ha 5 anni e di smettere non ha proprio intenzione. Chiamatela passione, appunto.

Da che cosa nasce la tua passione per il calcio?
“Fin da quando avevo 4 anni giocavo coi miei vicini di casa. A 5 ho iniziato ad andare alla scuola calcio coi bambini e lì ho giocato fin quando le regole lo permettevano. A 14 anni ho saputo dell’esistenza del calcio femminile e ho giocato con l’Alessandria da quell’anno fino a 22 anni. Ho smesso per qualche anno, ho giocato in altre squadre poi ho deciso di tornare e questa è la mia quarta stagione dopo il ritorno”.

Quali sono i tuoi obiettivi personali in vista della prossima stagione?
“Voglio segnare il più possibile per aiutare la squadra. La società sta cercando di rinforzarsi sul mercato con l’obiettivo di far bene e migliorarsi”.

A cosa deve puntare invece la squadra?
“L’obiettivo è quello di lottare per le prime posizioni. Nella scorsa stagione abbiamo avuto qualche difficoltà ma poi ci siamo riprese”.

Quanto è difficile conciliare il lavoro col calcio?
“E’ molto difficile. Quando studiavo era tutto diverso, col lavoro invece è decisamente più pesante. Facciamo 3 allenamenti a settimana e dopo aver finito di lavorare si prepara il borsone per andare il campo. Ci vuole tanta passione, io agli allenamenti arrivo sempre col sorriso”.

Cosa servirebbe per migliorare la condizione delle calciatrici italiane?
“A piccoli passi ci stiamo avvicinando all’Europa grazie alle affiliazioni coi club maschili. Penso che questa sia la soluzione migliore per sviluppare il calcio femminile anche in Italia, basta guardare l’estero: lì i grandi club hanno tutti un settore femminile, è la normalità”.

Che programmi hai per il post carriera da calciatrice?
“Non credo farò l’allenatrice, non mi sento predisposta per questo tipo di lavoro. Finché il fisico regge, continuerò a giocare ora non penso troppo a quello che farò dopo”.

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