Centrocampista e calciatrice a tutto tondo, pur giovanissima. E’ solo una classe 1999 ma in testa ha già chiaro diversi concetti e il suo amore verso il calcio femminile sembra già aver preso le forme di una battaglia di diritti verso le donne. Lei è Silvia Cagiano e gioca nell’Apulia Trani.

Silvia, da che cosa nasce la tua passione per il calcio femminile?
“La mia passione per il calcio non è nata da niente o da nessun altro, era già dentro di me. Si è trattato solo di riconoscerla e darle vita. Per me inoltre non è stato difficile avvicinarmi al calcio: da piccola ho sempre assistito agli allenamenti di mio padre, l’interesse c’è sempre stato. Amo il calcio perché è la mia forma di libertà”.

Dobbiamo spesso raccontare di ragazze che sono costrette a lasciare il calcio a causa di impegni lavorativi. Come si fa a conciliare le due cose?
“La donna può e riesce a conciliare il lavoro con il calcio solo perché le piace davvero giocare a pallone, se lo si vede sia come un impegno serio che come un modo per divertirsi e sfogarsi, dal momento che in Italia non esiste una legge che riconosce alla donna il diritto di essere professionista in questo sport. Io frequento ancora la scuola e concilio le due cose organizzandomi, cercando un compromesso fra qualcosa di importante e qualcosa di magico”.

Perché secondo te il calcio femminile è ancora un tabù per molti?
“Perché sia un tabù non riesco a spiegarmelo neanche io più di tanto. Ma d’altronde in una società così retrograda in cui non si riesce ancora ad aprire la mentalità sulle cose più banali, come si può pretendere che in ambito sportivo si possa dare alle donne un valore uguale, se non migliore per certi aspetti, agli uomini? La diversità è vista come debolezza, si sa è un concetto noioso, quanto vero”.

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