Con la maglia della Nazionale italiana 107 reti in 109 gare, più in generale in carriera 461 partite giocate e 467 gol messi a segno. Vent’anni di serie A, una vita nel mondo del calcio. Oggi Betty Vignotto è il presidente della Reggiana femminile e per le sue ragazze si batte come quando indossava scarpette e calzoncini. Con lei siamo partiti parlando del passato, passati per il presente ma con uno sguardo rivolto al futuro che il calcio in rosa si meriterebbe.

Una carriera da record tra Italia e Serie A, la media di 1,03 gol a partita. Cosa hanno significato per lei tutti questi numeri?
Per me il calcio è sempre stato puro divertimento, certo che aver segnato così tanto e aver battuto dei record è qualcosa che mi rende orgogliosa. Il calcio degli anni ’70 era diverso rispetto a quello di oggi ma fa specie sapere che i gol restano e ancora molta gente mi ricorda questi record”.

Un patentino da allenatore in tasca, ma fa la dirigente. Non le manca il campo?
“Il patentino da allenatore l’ho fatto per pura conoscenza negli anni ’90. Coverciano all’epoca aveva iniziato ad aprirsi alle donne ma per me era semplicemente un’altra sfida da vincere. Ho pensato che male non poteva fare, in realtà però non mi sono mai sentita portata per il ruolo da allenatore. Sarei troppo esigente, credo di non avere la pazienza per un ruolo del genere infatti faccio la dirigente da 20 anni”.

Come ha interpretato le dimissioni di Rosella Sensi da capo del Dipartimento Femminile e cosa pensa dell’arrivo di Sandro Morgana?
“Se devo essere sincera, della storia della Sensi non ho capito nulla. E’ arrivata all’improvviso e le sue dimissioni sono state un fulmine a ciel sereno. Non riesco a valutare il lavoro che ha svolto perché il suo percorso è stato davvero breve. Forse chiedeva più visibilità per il calcio femminile e ha trovato troppi paletti. Morgana non lo conosco ma tanto per cambiare hanno scelto un uomo”.

Che cosa dovrebbero fare secondo lei le istituzioni per aiutare il movimento femminile?
“Non capisco perché la crescita sia così lenta. Nella Women’s Champions League è emerso che il problema sta proprio nell’aspetto fisico dove in Italia siamo carenti, forse alla mia epoca stavamo meglio da questo punto di vista. Negli anni l’Italia si è persa, togliendoci la Sensi ci hanno messo una mano sopra la testa per bloccarci. Quest’anno c’è la finale di Women’s Champions League a Reggio, voglio vedere cosa succederà dopo quell’evento. Sono delusa, non credo molto alle promesse che sento. Ho 62 anni e temo che quando lascerò questo mondo saremo sempre l’ultima ruota del carro. Negli ultimi anni qualcosa si è mosso ma spesso su pressioni della Uefa. L’Italia si adegua alle nuove leggi che vogliono promuovere il calcio femminile solo attraverso degli escamotage. Ora ci sarebbe l’obbligo delle squadre maschili di dare spazio alle ragazzine, ma in realtà si tesserano solo le sorelle dei giocatori per evitare 20 mila euro di multa. Cifra che comunque è ridicola per squadre che hanno milioni di euro di budget. Il problema principale secondo me è nelle scuole dove l’ora di educazione fisica viene sminuita. L’esempio dovrebbero essere i college americani dove si incentiva a fare sport attraverso borse di studio. La nostra base comunque deve essere il dilettantismo, le squadre di calcio maschile dovrebbero reclutare anche la bambine. Qui a Reggio, ad esempio, non ci sono società che fanno crescere le più piccole. Da quando hanno 12 anni possono venire nel mio settore giovanile, ma negli anni precedenti il calcio femminile resta inerte. Un altro problema del calcio è che si guarda troppo ai vari Higuain e Messi ma si lascia perdere il discorso ludico. Il calcio non è tatticismo è soprattutto divertimento”.

Nonostante le delusioni la sua Reggiana resta una realtà importante per tutte le ragazze che vogliono giocare a calcio.
Penso che tra i 5 e i 6 anni sia bambini che bambine abbiano uguali potenzialità, poi ci sono opportunità di crescita diverse. Mi arrivano tantissimi richieste ma molte le devo rispedire al mittente perché posso inserire nelle mie squadre circa 70 ragazzine. In più quando le ragazze crescono e superano i 18 anni non tutte hanno le capacità di giocare in serie B e quindi venire inserite in prima squadra. A quel punto non possono più giocare a calcio. Bisognerebbe avere la possibilità di avere una squadra fuori classifica in serie D. E’ una situazione che mi dispiace molto”.

 

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