betty-vignotto-reggianaHa in tasca il patentino da allenatore ma non lo usa mai perché dice di avere non avere pazienza nell’insegnamento. Betty Vignotto, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, si è dedicata alla carriera da dirigente e ora segue da vicino le ragazze della sua Reggiana che la chiamano la signora Rottermaier per quella severità che la contraddistingue. Con lei abbiamo analizzato il percorso fin qui delle sue ragazze che ieri, alla ripresa del campionato di B, hanno perso 1 a 0 in casa contro l’Alessandria.

E’ soddisfatta dell’andamento della Reggiana in questa stagione?
“Abbiamo una squadra molto giovane e siamo in serie B per il secondo anno. Avendo cambiato girone sapevamo che avremmo incontrato qualche difficoltà perché ci sono squadre ancora più toste e con ragazze più mature. Il nostro primo obiettivo era la salvezza, ci mancano pochi punti per raggiungerla matematicamente ma tocchiamo ferro. Chiaramente però vogliamo arrivare nella metà più in alta del nostro girone, vogliamo cercare di migliorare ma forse in generale qualcosa in più mi aspettavo. Certo è che abbiamo avuto una stagione sfortunata e con tanti infortuni. Dalle ragazze in ogni caso pretendo sempre educazione e rispetto, infatti mi chiamano la signora Rottoermaier. Sono fortunata, loro sono brave. Qui non ci sono soldi o rimborsi spese, anzi chi gioca paga una quota per l’iscrizione”.

Quali sono le difficoltà maggiori nell’essere presidente di una squadra di calcio femminile?
“Sicuramente l’ostacolo più grande è quello di reperire gli sponsor e portare interesse all’universo delle squadre maschili. Quelle sono le salite che dobbiamo scalare ogni anno. In più ad ogni stagione ci chiediamo se avremo i soldi per le iscrizioni al campionato successivo. Posso permettermi di iscrivere la squadra? Spesso chiedo una mano alle istituzioni e al sindaco. Grandi aiuti arrivano anche da amici e dai genitori delle ragazze stesse. Sono 10 mila euro tutti gli anni che pesano sulle nostre casse, io lavoro come tante altre persone e devo chiedere una fideiussione sulla mia busta paga. In più tutti gli anni mi piace fornire le divise di rappresentanza alle ragazze e andare insieme in trasferta col pullman. Devo fare un ringraziamento particolare al nostro storico sponsor che è Barcom”.

Tante fatiche e una grande passione per il calcio. Eppure Sinisa Mihajlovic, ex allenatore del Milan, dice che le donne di calcio nemmeno dovrebbero parlare. 
“L’ha detto davvero? Penso ci sia poco da commentare su una frase simile. Sarà un po’ fuso dopo l’esonero. Quel genere di personaggi non accetta alcun tipo di critica e questo è l’esempio”.

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