Corre e corre talmente forte che quando la vedi giocare la prima volta inizi a credere che gli altri stiano camminando oppure che lei abbia qualche super potere. Poi le vedi vincere 1, 2, 3, 4, 5 contrasti e ti chiedi come sia possibile visto il fisico minuto rispetto alla avversarie, che riesca sempre ad averla vinta. Il segreto, dice lei, sta nell’intelligenza tattica e nella preparazione, ma anche nella passione e nella grinta ci aggiungiamo noi. Elena Cascarano, centrocampista del Como 2000, di giorno fa l’insegnante di educazione fisica, la sera si allena e nel fine settimana scende in campo per la partita che della prossima stagione sarà doppia visto che allenerà le giovanissime regionali delle comasche. Una vita per lo sport che vi raccontiamo in questa intervista.

Com’è nata la tua passione per il calcio?
“Penso che sia un passione con cui nasci, è nel DNA. C’è da dire però che mio papà faceva l’allenatore e spesso mi portava con lui al campo”.

Quanto è difficile conciliare lo sport e la vita lavorativa?
“E’ veramente complicato per motivi organizzativi. Per giocare a calcio devi togliere ore al lavoro oppure al tempo libero. In ogni caso per me non è mai stato un sacrificio doverlo fare”.

Sei laureata in scienze motorie, in cosa ti ha aiutato il tuo attestato nella vita da sportiva?
“Mi ha aiutato in tante cose. Indipendentemente dal calcio ho sempre apprezzato lo sport in generale tanto è vero che già alle scuole medie sapevo che strada avrei presto all’università”.

Parliamo invece del campo. Che tipo di centrocampista sei?
“Mi considero una giocatrice operaia nel senso che so sacrificarmi molto. Corro tanto, ma la mia dote principale è quella di avere una grande intelligenza tattica. Se siamo in emergenza so fare anche il difensore centrale anche se non è il mio ruolo. Non solo alta nemmeno 1.60 e peso meno di 50kg, atleticamente molte giocatrici potrebbero surclassarmi ma io tengo botta grazie alla tattica”.

Che emozione è stata raggiungere la serie A con la maglia del Como 2000?
“E’ stata un’emozione particolare perché per la prima volta ho vissuto una promozione sul campo. Mi era già capitato di giocare in serie A ma avevamo perso lo spareggio contro le Milan Ladies ed eravamo arrivate in massima serie dopo il ripescaggio”.

A tuo parere, cosa manca al calcio femminile per arrivare ai livelli delle squadre Europee?
“Per prima cosa manca la materia prima, ovvero gli investimenti economici. Poi dovrebbe cambiare la mentalità della cultura italiana e ovviamente bisognerebbe anche alzare il livello per rendere il campionato più interessante. Per farlo bisogna partire dal settore giovanile”.

Proprio nel settore giovanile, come mister della squadre delle giovanissime regionali lavorerai nella prossima stagione.
“Ho già allenato una squadra giovanile due anni fa è stato un periodo molto positivo. Gioco al Como 2000 da quando ho 12 anni e spero che le ragazze che alleno tra qualche tempo possano essere le mie compagne di squadra. Voglio dare un contributo alla mia società per lo sviluppo del settore giovanile”.

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