Sabato non potrà vedere la partita del Cuneo, squadra di cui da questa stagione è direttore sportivo, perché andrà a parlare ad una conferenza sugli stereotipi legati al mondo dello sport a BookCity Milano. E di questo Luca Vargiu si dispiace, quasi scusandosi con la sua squadra. “Ma comunque – ci spiega – passerò a salutare le ragazze prima del fischio d’inizio”. In pochi mesi, tra lotte per dare un campo alla squadra su cui giocare e i tanti, piccoli e grandi problemi che si vivono nell’ambiente del calcio femminile, in quel mondo lì si è immerso completamente.

Luca, come stanno andando questi primi mesi nel calcio femminile?
“Le sensazioni sono buone, c’è tanto da fare ed è la cosa bella perché si può davvero provare a costruire qualcosa tutti insiemi. I problemi da risolvere per ogni società sono davvero tanti e questo a volte porta ad essere più egoisti ma siamo sulla strada giusta per crescere. Quello che manca invece è un input deciso che arrivi dall’alto, servirebbero un percorso e un progetto ben definiti. Il calcio femminile andrebbe sviluppato in tandem con le società ma io, dopo mesi, non ho ancora capito, ad esempio, quali siano gli investimenti legati ai settori giovanili. Al Cuneo ci sono tante idee, speriamo di avere anche i supporti per realizzarle. Speriamo che la soluzione non sia soltanto l’avvicinamento alle società maschili, anche perché società come la nostra in questo senso devono ancora capire quale sarà il loro futuro. Bisogna poi trovare il modo di avvicinare la gente al calcio femminile, lasciando da parte i pregiudizi. Le partite delle donne sono interessanti, si gioca intensamente anche durante le partitelle d’allenamento perché nessuno vuole mai perdere”.

Per quanto riguarda invece il Cuneo. Come valuti l’inizio di stagione?
“Nell’ultima gara contro il Tavagnacco abbiamo fatto un passo indietro, nelle gare precedenti ce la siamo sempre giocata. La scorsa giornata non eravamo in palla ma credevamo di potercela giocare diversamente. E’ una sconfitta che può servirci, sono errori di gioventù che possono solo far bene. Ora abbiamo un ciclo di partite importanti in chiave salvezza. Il livello del campionato si è alzato e per salvarsi bisogna arrivare sesti”.

Cosa vi aspettate dalla gara contro la Res Roma?
“Sarà una gara complicata, loro vincendo contro il Chieti avrebbero potuto anche essere più in alto in classifica. Loro sono una squadra forte ma noi abbiamo dimostrato di potercela giocare”.

Capitolo Nazionale, il torneo in Brasile a dicembre ha fatto molto discutere ma alla fine si farà
“La questione andava gestita in un altro modo. Se si vuole organizzare un torneo a dicembre bisogna tenerne conto prima della compilazione dei campionati. E’ stato un segnale del fatto che nel calcio femminile c’è ancora tanto da migliorare anche in termini organizzativi. Andare in Nazionale è importante per le ragazze, sono esperienze importanti ma andava deciso in un modo diverso perché molte società come la nostra faticano ad avere un campo su cui giocare”.

Sabato alle 19 sarai tra i relatori della conferenza “Il gene(re) del successo, stereotipi di genere nello sport” a BookCiy Milano. Qualche anticipazione?
E’ bello che all’interno di una manifestazione così importante ci sia stato qualcuno che ha voluto affrontare questo tipo di argomenti. Parleremo di sport al femminile e dei problemi che incontrano le atlete, non solo nel calcio ma in generale. In Italia per le donne il professionismo non esiste, già questa è un’assurdità. Parleranno diverse sportive, riportando la loro esperienza mentre io racconterà i motivi per cui mi sono avvicinato al mondo del calcio femminile e perché ho deciso di rimanerci”.

 

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