“Quando le ballerine danzano col pallone” è un libro che ripercorrere la storia del calcio femminile, facendo un focus sulla situazione siciliana. Proprio lì dove il giornalista e scrittore Giovanni Di Salvo, che conosciamo meglio in questa intervista, vive.

Di che cosa parla “Quando le ballerine danzano col pallone”?
“Il libro ricostruisce per la prima volta in maniera dettagliata la storia del calcio femminile (dalle origini ai giorni nostri), soffermandosi di più sul contesto siciliano, e lo esamina non solo dal punto di visto sportivo ma anche da quello socio-culturale perché la lotta delle donne per l’uguaglianza dei diritti è passata anche attraverso lo sport. Infatti il calcio femminile arrivò in Italia solo nel 1933 col Gruppo Femminile Calcistico di Milano ma fu ben presto ostracizzato perché il CONI lo vietò. I primi campionati a livello nazionale sorsero solo alla fine degli anni sessanta. Uno degli epicentri nello sviluppo del calcio femminile fu la Trinacria con la nascita di una federazione sicula (F.S.G.C.F.), fondata dall’Avv. Andrea Patorno. Le varie Federazioni scomparvero o si fusero e a piccoli passi il calcio femminile entrò nella famiglia della FIGC perché nel 1986 venne inserita nella Lega Nazionale Dilettanti. Insomma il testo raccoglie frammenti di storia, personaggi e defunte federazioni che rischiano di perdersi nelle pieghe del tempo. Non mancano aneddoti, curiosità e note di colore. Infine un capitolo esamina il calcio femminile nelle sue altre incarnazioni: il calcio a 5 e il beach soccer”.

Perché ha deciso di interessarsi di calcio femminile?
“Collaboro con la redazione di Palermo del quotidiano La Sicilia dal 1994. Nel 2000, in occasione della promozione in serie A delle Aquile Palermo, ho iniziato a seguire il calcio femminile palermitano, curando una rubrica settimanale. Nel corso degli anni ho dato puntualmente voce a tutte le squadre di Palermo e provincia dalla A fino alla serie C. Così mi sono appassionato a tal punto che ho deciso di raccontare la storia di queste “eroine” che hanno affrontato tante difficoltà pur di giocare a pallone. Il mio obiettivo è stato quello di dare un piccolo contribuito per far conoscere maggiormente questa disciplina. E posso dire di aver centrato l’obiettivo perché il libro è stato apprezzato anche all’estero, come testimoniano gli articoli pubblicati in USA, Canada, Messico, Argentina, Venezuela, Gran Bretagna, Russia, Germania e Spagna. Inoltre l’opera è stata selezionata per l’edizione 2016 del prestigioso concorso letterario “Racalmare – Leonardo Sciascia”. Perciò nel suo piccolo questo libro ha dato un po’ di visibilità al calcio femminile”.

Che percezione ha lo sport italiano del calcio femminile?
“La risposta è già insita nel titolo del libro. Infatti è stato scelto in maniera quasi provocatoria verso tutti gli stereotipi e le maldicenze che affliggono il calcio femminile in Italia: associare le ballerine con il calcio significa unire i due punti più lontani (secondo una mentalità anacronistica ma purtroppo ancora diffusa) dell’universo donna. Nell’opinione comune la ballerina rappresenta il massimo della femminilità mentre la calciatrice il punto più basso. Pertanto ho voluto sottolineare che può esserci una “grande bellezza” anche nel gioco del calcio e di conseguenza”.

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