Giocherà con la maglia delle Bucaneers alla East Tennessee State University Eleonora Goldoni, attaccante classe 1996. Addio, almeno per ora, all’Italia e un progetto fatto di calcio e studio per la giovane che sogna di approdare nel calcio professionistico.

Da cosa nasce la tua passione per il calcio?
“La mia grande passione nasce circa 13 anni fa. Da piccolina ero una sorta di maschiaccio. Mia mamma ha provato tante volte a farmi indossare gonne, vestiti sfarzosi, scarpe con brillantini, cerchietti o braccialetti femminili con brillantini ma nonostante gli sforzi io perseveravo sull’indossare pantaloni strappati, felpone, insistevo per farmi comprare macchine telecomandate, lego, pokemon. Per la mia comunione mi sono fatta addirittura regalare una minimoto. Insomma, a scuola giocavo sempre con i miei amichetti maschi e in casa quante lampade e vasi abbiamo rotto io e mio fratello più grande giocando a pallone. Mio papá ha giocato a calcio anche ad alti livelli da giovane ed è sempre stato un grande appassionato e tifoso dell’Inter. All’età di 6 anni mi ha portata a San Siro a vedere Inter- Reggina. Ricordo nitidamente quella partita, terminata 6-0 per l’Inter e 3 gol di Oba Oba Martins che ogni volta che segnava faceva il salto mortale all’indietro. La trepidazione e l’adrenalina nel vederlo esultare in quel modo salivano a mille e cosi l’anno seguente mi sono iscritta nella squadra di maschietti del paese ed ho iniziato il mio grande “viaggio”.

Che tipo di giocatrice sei?
“E’ una domanda al quanto difficile alla quale rispondere. È sempre dura essere autocritici. Ritengo che le mia caratteristiche siano quelle di una giocatrice rapida, intraprendente, grintosa, che si sacrifica molto e cerca di dare il 1000% in ogni situazione. Non nego che spesso mi capita di innervosirmi con me stessa in campo ma cerco sempre di riprendermi, rialzarmi ed essere positiva. Un aspetto che ritengo di fondamentale importanze è l’aiuto e il supporto reciproco tra compagne di squadra in campo soprattutto in momenti di stress o insoddisfazione”.

Cosa ti ha spinto a scegliere l’estero per continuare la tua carriera?
“Ho sempre sognato di poter giocare all’estero, sia per realizzare il sogno di imparare bene una lingua straniera ma anche per fare un esperienza di vita, crescere calcisticamente ma anche umanamente . In questi mesi sto imparando ad autogestirmi, ad essere autonoma, adulta. Certo, è doloroso stare lontano dalla famiglia per così tanto tempo ma alla fine tutto serve, ogni giorno è un insegnamento”.

Consiglieresti ad una ragazza italiana di fare un’esperienza all’estero? Se sì, perché?
“Certo! Ciò che mi sono detta io quando ho ricevuto le diverse offerte è stato: ok, questo treno mi sta passando davanti agli occhi, perché non prenderlo? È un rischio lo so, ma se non rischio e lo perdo me ne pentiró tutta la vita”.

Che emozioni hai provato indossando la maglia della Nazionale Italiana?
“Le emozioni che si provano indossando la maglia azzurra sono indescrivibili. Potrei stare a rifletterci ore e ore senza venirne a capo. È una gioia continua, adrenalina pura. Mi sento sempre onorata e fortunata. Quando ricevi una convocazione alla fine ti rendi conto che stai rappresentando la tua Nazione e altre centinaia di giocatrici vorrebbero essere al tuo posto”.

Che cosa ti aspetti dal futuro a livello calcistico?
“Finita l’università in america mi piacerebbe cercare una squadra professionistica in Europa. Un mio grande sogno sarebbe approdare in Spagna o in Francia ma allo stesso tempo ritengo fondamentale continuare a studiare e fare quindi un master in nutrizionismo e dietistica”.

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