Un capitano altruista col pallone nel DNA. Si potrebbe riassumere così la storia di Silvia Cerato del Gordige. Ve la raccontiamo per intero grazie alle sue parole in questa intervista.

Da dove nasce la tua passione per il calcio?
La mia passione per il calcio nasce molti anni fa. Avevo 9 anni e facevo nuoto, ad un certo punto ho deciso che volevo giocare a calcio, oltre a mio cugino e un mio amico che giocavano già e con i quali giocavo in cortile penso che ci sia una buona “dose genetica”: mio papà ha sempre giocato e poi ha anche allenato la squadra dove giocava mia mamma, con la quale ho avuto la fortuna di riuscire a giocare, a quindici anni in serie D (dopo un anno di juniores giovanile al Gordige, dove gioco ora), per quasi un anno poco prima che ci lasciasse”.

Che tipo di giocatrice e capitano sei?
Cerco di mettermi in maniera totale a disposizione della squadra, il gruppo è fondamentale per me ancor prima delle soddisfazioni personali. Il ruolo di capitano porta una grande responsabilità ma non è una fascia al braccio che fa la differenza perché ho sempre cercato anche prima di esserlo ‘ufficialmente’ di aiutare il più possibile le mie compagne e di essere per loro un punto di riferimento con il quale poter parlare e confrontarsi, ma anche di essere sempre pronta per una risata o una battuta che riuscisse a calmare la tensione in un momento difficile della partita o di un allenamento. in questi ultimi anni con una squadra molto giovane è stato più difficile perché mi rendo conto che le nostre ‘piccole’ (anche se cosi piccole ormai non sono più) hanno bisogni e modi diversi per relazionarsi e quindi la comunicazione a volte è più complicata e può capitare di non essere capiti. Mi auguro che capiscano che io, come le altre ‘veterane’ della squadra cerchiamo di fare solo il meglio per loro e per il Gordige”.

Che cosa fai prima delle partite per caricarti?
“Prima delle partite non ho delle scaramanzie o dei riti particolari, non cerco di isolarmi ma preferisco condividere quei momenti con le mie compagne cercando di capire come si sentono e se hanno qualche preoccupazione o facendo semplicemente una chiacchierata e due risate”.

Quanto è difficile per una ragazza conciliare lavoro-studio con il calcio?
“Durante lo studio è stato più semplice perché comunque la mia priorità è sempre stata il calcio. Ora che lavoro invece mi rendo conto che le priorità comunque sono cambiate ed è più difficile perché sei concentrata per 8/9 ore sul lavoro e non è facile staccare per andarsi ad allenare la sera tardi e riuscire a rimanere concentrata per altre due ore, come non è semplice impegnare totalmente la domenica con le lunghe trasferte che dobbiamo fare e poi tornare in ufficio in lunedì mattina”.

Quali saranno i tuoi obiettivi futuri e di squadra per la prossima stagione?
“La mia priorità è di squadra, cercare di fare un campionato per quanto possibile tranquillo, raggiungendo la salvezza il prima possibile, poi tutto quello che viene dopo è sempre bene accetto. Personalmente mi auguro di riuscire a fare un campionato ad un buon livello personale, magari con qualche goal in più dello scorso anno, e soprattutto di riuscire a far crescere le mie compagne, aiutandole e motivandole”.

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