Per il secondo anno consecutivo, la Ludos Palermo ha dovuto rinunciare all’iscrizione al campionato di serie B, nonostante la promozione ottenuta sul campo nello scorso campionato regionale. Abbiamo intervistato il presidente Cinzia Valenti per capire meglio il disagio della realtà palermitana.

Presidente, a distanza di anno sarete costretti nuovamente a disputare il campionato regionale anziché la serie B. Come vi sentite?
“Rifare lo stesso campionato dopo avere conquistato sul campo la categoria superiore, è una scelta “innaturale” soprattutto nel mondo dello sport. E’ contraddittorio insegnare ai giovani a conquistarsi qualcosa di importante e poi doverla abbandonare. Ma le difficoltà soprattutto economiche non offrono molte scelte per cui o ti ridimensioni, costruendo qualcosa di nuovo che possa offrire tempi migliori in futuro o smetti di fare attività sportiva di categoria, curando solo il settore giovanile. Noi abbiamo scelto di proseguire su entrambi i binari, sviluppando nuovi progetti, sperando che possano essere di aiuto alla nostra realtà per obiettivi futuri”.

Quali sono state le maggiori difficoltà per l’iscrizione al campionato?
“Le difficoltà maggiori sono state di ordine economico, in quanto soprattutto per la Sicilia, i costi di un campionato Nazionale lievitano soprattutto sia per l’iscrizione che per le trasferte che arrivano sino al Centro Italia”.

Qual è lo stato d’animo della squadra che si era guadagnata la serie B sul campo?
“Riferendomi a quanto accennato ogni atleta si impegna per raggiungere un obiettivo che è la crescita individuale e di gruppo. Va da sé quindi che dovere rinunciare a qualcosa che ti sei conquistato è assolutamente demotivante per le atlete più grandi e che hanno avuto esperienze in campionati di categoria superiore”.

Da parte delle Istituzioni non avete ricevuto nessun tipo d’aiuto per la vostra situazione?
Le Istituzioni sostengono molto poco la Ludos e lo sport nella sua completezza, anche se il Comune di Palermo, da tre anni, è ritornato a sostenere lo sport con interventi partecipativi, ma siamo lontani da quanto ricevevamo fino a 15 anni fa. Il nostro Paese, purtroppo, non attribuisce allo sport la giusta importanza legata ai valori intrinsechi che tutti quanti conosciamo, però è sempre pronto ad apparire difronte a titoli Europei, Mondiali, Olimpici . Ma non dobbiamo dimenticarci che i titoli vinti sono frutto del lavoro e dell’impegno delle società, dei tecnici e degli atleti che si allenano in impianti vandalizzati e in strutture private e che vanno pagate. Le società per questo fanno altrettanti sacrifici pur di mantenere vivo lo sport, la storia di un club e quindi della propria città”.

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