Diretta in campo come nella vita. Romina Pinna, attaccante classe 1993, da questa stagione gioca con la maglia del Luserna dove fin qui ha messo a segno tre gol. “Non sono soddisfatta del mio inizio – ci spiega in questa intervista – posso dare di più”. Magari già a partire dal derby contro il Cuneo di sabato.

Da che cosa nasce la tua passione per il calcio femminile?
“E’ una passione che mi è stata trasmessa dalla mia famiglia: fratello, cugini e zii giocavano a calcio e a 6 anni ho deciso di iniziare anch’io in una squadra maschile”.

L’anno scorso sei stata anche al West Ham, che esperienza è stata?
“L’esperienza a Londra è stata bellissima sia dal punto di vista calcistico che dal punto di vist personale. In Inghilterra si fa un altro tipo di calcio, dopo un iniziale periodo di ambientamento, devo dire che mi sono trovata davvero bene. Sono tornata in Italia perché in quel periodo il campionato inglese era finito e io senza calcio non ci so stare, però ho fatto una promessa all’Inghilterra, tornerò a giocare lì”.

Come stanno andando invece i primi mesi a Luserna?
“Dal punto di vista calcistico non molto bene perché abbiamo solo tre punti e io sono riuscita a segnare solo in quella gara. Sia io che la squadra possiamo dare molto di più perché abbiamo l’organico per fare bene. Dobbiamo mettere la quinta, per farlo ci vogliono più cattiveria e un migliore spirito di squadra. Non dobbiamo fare risultato contro Verona o Brescia ma in una partita come quella contro il Chieti dobbiamo dimostrare di più”.

Sabato avrete il derby contro il Cuneo, come vi state preparando alla gara?
“E’ scontato dirlo, ma i tre punti servono per forza. Sarà una gara sentita, non fanno che parlarmi del derby da quando sono arrivata qui. Ci stiamo preparando nel migliore dei modi, arriveremo anche riposate perché nello scorso fine settimana non abbiamo giocato”.

Dobbiamo spesso raccontare di ragazze che sono costrette a lasciare il calcio a causa di impegni lavorativi. Come si fa a conciliare le due cose?
“A Torino riesco a mantenermi grazie al calcio ma quando mi è capitato di dover lavorare e giocare è stato difficile. Bisogna che le società vengano incontro alle ragazze le quali, comunque, saranno chiamate a fare dei sacrifici. Settore maschile? Quello è un altro mondo, dai 12 anni i ragazzi hanno steso un tappeto rosso davanti a loro…”.

Una curiosità, da che cosa nasce la tua esultanza con la mano sulla testa?
“Ho iniziato a farla nella scorsa stagione a Bari. Le compagne mi chiedevano perché non esultassi riproducendo una pinna, prendendo spunto dal mio stesso cognome. Così ho fatto e continuerò a fare”.

 

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