Francesca Gargiulo intervista in via esclusiva due atlete che brillano per la loro professionalità: la prima, Melania Gabbiadini per la grande professionalità dimostrata nella sua carriera, e la seconda Laura Giuliani per l’esperienza internazionale maturata nonostante la sua giovane età. Entrambe hanno partecipato agli ultimi Europei e in questa intervista raccontano la loro esperienza.

Melania Gabbiadini, dopo 17 anni di carriera e un palmares ricco di successi, ha deciso di salutare il mondo del calcio a 11 proprio con la maglia della Nazionale per approdare al calcio a 5.

melania gabbiadiniCome hai trovato le squadre avversarie di questo europeo rispetto alle precedenti edizioni? E come hai visto la nostra nazionale?

Sicuramente il livello delle squadre si è alzato, un’Austria, un’Islanda, la Scozia hanno fatto vedere quanto stiano crescendo, quanto lavoro c’è stato per poter competere con squadre già affermate. E’ stato quindi un Europeo più equilibrato sul campo a livello mentale, tattico e soprattutto fisico…certo troviamo comunque squadre abituate a vincere il passaggio del turno, però è un gap che si sta piano piano accorciando. La Svezia e la Germania le ho trovate sempre squadre di un’organizzazione importante e tecnicamente di un altro livello, ma l’Italia ha saputo tener testa esprimendo il proprio valore proprio con le due finaliste della scorsa olimpiade. Abbiamo regalato una partita opaca con la Russia e questo ha cambiato il nostro europeo, ma la reazione importante la squadra l’ha data contro le “più forti” e questo deve essere un aspetto importante per il gruppo e per il futuro. 

Come ti sei preparata, dal punto di vista mentale, alla partita decisiva per il passaggio del turno dell’Italia con la Germania, una delle nazionali più forti in Europa?

Incontrare squadre dello spessore come la Germania gli stimoli vengono da sé, perché ti confronti con una realtà superiore alla nostra, e sono le partite che si vorrebbero sempre giocare, perché l’attenzione è maggiore, perché sai che devi sbagliare il meno possibile e perché devi mettere in campo quel qualcosa in più. Io l’ho affrontata con molta attenzione e concentrazione, non puoi distrarti contro squadre così.

Quali sono stati i tuoi pensieri al fischio finale della partita con la Svezia, che è stata la tua ultima gara da giocatrice?

È stato un mix di emozioni più che di pensieri, i pensieri lì ho avuti più il giorno prima della partita. L’emozione di tutto quello che il calcio mi ha dato, gli abbracci e l’affetto delle compagne…è difficile da spiegare bene ora, ma sono molto arricchita di ricordi belli.

Sei entrata nella storia del calcio femminile italiano; dopo una splendida carriera hai deciso di salutare il calcio giocato dopo questo europeo, quali progetti hai per il futuro?

Sicuramente rimango nell’ambito del calcio, allenerò due squadre di bambini piccoli…e al di fuori del calcio ho altri progetti in cantiere… Il calcio rimarrà sempre sulla mia strada, perché ha fatto sempre parte di me.

Laura Giuliani, dopo un’esperienza quinquennale in Germania, torna in Italia per vestire i colori della Juventus Women.

laura giulianiCosa significa per un atleta prendere parte a competizioni di alto livello come può essere un campionato europeo?

Un atleta vive ogni giorno della sua carriera allenandosi per prepararsi fisicamente e mentalmente a competizioni come queste. Quindi quando ci si arriva, l’evento rappresenta tutti gli sforzi, le fatiche e i sacrifici fatti durante tutto il periodo precedente. È il punto di arrivo di tanti mesi di duro lavoro per arrivare al massimo della propria forma e poter fare bene.

Quali sono stati i tuoi pensieri prima di entrare in campo, all’ingresso dello Willem Stadion e durante l’inno, al tuo esordio in questo europeo?

L’adrenalina era alle stelle ma ero tranquilla e serena. Avevo lavorato molto bene nel mese precedente e so che il lavoro paga sempre. Quindi non avevo che da concentrarmi sulla partita e mettere in pratica quello che avevamo preparato con la squadra e i preparatori. Poi una volta che ho calpestato il campo tutto inizia a dissolversi: le tribune diventano vuote e vedo solo il campo, i giocatori e la palla… Niente tifosi e urla…, E canto l’inno a squarciagola, buttando dentro tutte le emozioni e scaricando la tensione accumulata nelle ore prima. Sono emozioni uniche ed irripetibili.

Cosa ha aiutato te e le tue compagne a superare la sconfitta con la Germania e la conseguente eliminazione dal torneo, e trovare nuove energie positive per poi affrontare la Svezia?

Dopo la partita contro la Germania la delusione era tanta. Eravamo eliminate dal torneo, sì, ma dentro di noi avevamo la consapevolezza che quella sera avevamo fatto una gran prestazione e che quello era il punto da cui ripartire. Avevamo ancora una partita davanti a noi e volevamo dimostrare e dimostrarci che quella partita contro le 6 volte campionesse europee non era stata solo una fiammata. Oltretutto non avevamo pressioni e contro la Svezia andavamo a giocarcela a mente libera e serena: non avevamo più nulla da perdere; solo da guadagnarci in rispetto ed orgoglio. E così siamo andate in campo convinte dei nostri mezzi e abbiamo portato a casa i nostri primi e ultimi 3 punti del torneo!

Ti senti cambiata dopo questa esperienza? Cosa ti porti a casa?

Una competizione del genere ti lascia un bagaglio di esperienze, ricordi ed emozioni incomparabile. Mi porto a casa tutto quello che ho vissuto: l’errore, le parate, le uscite, l’amarezza, le esultanze e la voglia di essere in campo con quella maglia addosso. Tutto questo mi ha dato la consapevolezza che ogni attimo va vissuto fino all’ultimo cercando di imprimere dentro di sé ogni singola sensazione, emozione e ogni singolo attimo. Tutto entra a far parte di qualcosa di più grande e di una formazione personale più profonda.

Cosa ti aspetti dalla tua prossima stagione calcistica?

Da questa stagione mi aspetto il raggiungimento di tutti gli obiettivi entrando a far parte di un grande gruppo e di una grande società.

Francesca Gargiulo