Capitano del Napoli Dream Team e quasi ingegnere meccanico, Sara Sibilio gioca a calcio e studia per assicurarsi un futuro lavorativo che nel mondo del pallone femminile italiano resta un’utopia. In questa intervista l’attaccante ci racconta quella che definisce una passione innata per i campi da calcio.

Da dove nasce la tua passione per il calcio?
“La mia è una passione innata, fin da piccola ho sempre amato il calcio! Nonostante questo ho iniziato seriamente solo a 18 anni. È un vero e proprio amore viscerale, sono una che guarda tutte le partite di calcio, che studia i movimenti, gli schemi e che cerca di non perdersi neanche un istante. È difficile spiegare l’amore che provo, è una vera e propria passione senza fine”.

Che tipo di giocatrice sei e da quanto giochi con la maglia del Napoli?
Attaccante puro quando mi schierano punta: tanto lavoro sporco, tante sponde, tenere sù la squadra, guadagnare falli e cercare di essere lucida sotto porta nel momento giusto.
Questo è l’inizio della quarta stagione con il Napoli Dream Team, la seconda da capitano. Ho trovato tanti stimoli e uno splendido gruppo che mi sempre dato molta fiducia e mi ha reso la persona e l’attaccante che sono”.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontra una ragazza che fa la calciatrice?
“Purtroppo sarebbe più facile elencare tutte le cose più semplici perché sono veramente poche. La nostra è tutta forza di volontà e passione. Siamo senza soldi, senza strutture, molte di noi fanno una giornata di lavoro e trovano la forza di venire al campo. Nel mio caso dopo una lunga giornata di studio, faccio ingegneria chimica, corro al campo ad allenarmi e a volta è davvero dura. Non abbiamo tante soddisfazioni né tanta visibilità, i momenti di soddisfazione e felicità te li devi ritagliare da sola. La passione è veramente l’unica cosa che ci tiene a galla”.

Quali saranno i tuoi obiettivi nella prossima stagione?
“L’obiettivo principale è quello di riuscire ad ottenere la posizione in classifica che meritiamo. L’anno scorso abbiamo peccato molto di esperienza e non siamo riuscite ad ottenere molte soddisfazioni! Magari un passaggio nel turno di coppa e una buona posizione in classifica sarebbero degli ottimi obiettivi stagionali. Come obiettivo personale un buon bottino di gol è sempre una grande soddisfazione, ma l’importante per la squadra è vincere la partita chiunque segni, per me un gol fatto dalle mie compagne ha più sapore di uno segnato da me”.

Che cosa manca al calcio femminile italiano per arrivare ai livelli del resto d’Europa?
“Manca ancora tanto! Ma si dovrebbe partire proprio dalle basi! Dai settori giovanili, da allenatori competenti, da società che vogliono solo il bene delle loro atlete. Oltre a questo, strutture e più visibilità. Più gente che ne parla e partecipa a questo splendido movimento”.

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