“Darò il massimo”. Suonano come una promessa le parole di Arjola Dedaj, atleta non vedente nata in Albania nel 1981 ma naturalizzata italiana. A Rio 2016, nelle Paraolimpiadi che prenderanno ufficialmente il via domani 7 settembre, gareggerà nelle gare dei 100 e 200 metri come nel salto il lungo, la sua specialità.

Dal ritiro in Brasile ci racconta: “Questa è la mia prima partecipazione alle Paraolimpiadi. Per prima cosa per me è stato importante arrivare fin qui, ora la concentrazione è alta così come sarà alto il livello delle gare. Cerco sempre di migliorarmi ma per scaramanzia non faccio previsioni sulle gare”.

Arjola, in che cosa ti ha aiutata lo sport?
“Lo sport mi ha aiutata ad avere consapevolezza di me stessa. Per un non vedente lo sport offre tantissimo, perché permette di conoscerti e muoverti negli spazi che ti circondano. Ti trovi più disinvolto e sicuro e il tuo corpo interagisce con lo spazio esterno.
Lo sport è importante anche nel sociale perché aiuta a relazionarsi e ad aprirsi. Devo dire che mi ha sempre dato tanto, sia personalmente sia nella vita sociale. L’atletica per noi è sì uno sport individuale, ma anche di gruppo visto che non sei mai da sola ma con te c’è una guida. Alla fine si crea complicità e si diventa una vera squadra”.

Quanto ti sei allenata per arrivare alle Olimpiadi?
Mi sono allenata tantissimo per raggiungere l’obiettivo di partecipare alle Paraolimpiadi. Si fanno rinunce e sacrifici perché il livello è davvero alto. Fortunatamente dove lavoro mi hanno sempre supportata, l’azienda è stata un punto di riferimento importante che mi ha dato la possibilità di allenarmi e insieme lavorare. Negli ultimi mesi poi ho avuto la totale libertà di dedicarmi agli allenamenti. Mi sono allenata anche 2 volte al giorno per 3 volte a settimana e gli allenamenti sono molto pesanti. E’ stato molto impegnativo, ma per me è un piacere perché ci metto passione: non mi pesa allenarmi o rinunciare a qualche serata con gli amici se devo farlo per tenere riposato il mio fisico e rendere al meglio.
Quello delle Paraolimpiadi è un movimento in crescita, basta guarda la partecipazione di Rio rispetto a quella di Londra, siamo quasi il doppio”.

Come vedi la figura della donna, in generale, nello sport?
“Io non trovo alcuna differenza di trattamento tra uomo e donna. Alle Paraolimpiadi ci sono tutti i paesi e le culture più disparate. Qui non importa se sei vestita oppure coperta, l’importante è esserci. Per alcune donne partecipare a questa manifestazione, uscendo dagli schemi rigidi della loro cultura, è già una vittoria perché diventano portatrici di un messaggio per altre ragazze”.

A Rio c’è anche Emanuele Di Marino, atleta paraolimpico e fidanzato di Arjola: “Ci siamo conosciuti nell’ambiente sportivo e condividiamo la stessa passione. Ci siamo amati per il nostro carattere quando abbiamo iniziato a conoscerci. Entrambi avevamo il sogno di andare a Rio e lo abbiamo coltivato insieme, supportandoci l’uno con l’altra. Piano, piano cresceva la convinzione di potercela fare, quando invece ci sono stati momenti difficili uno dei due prendeva l’altro per mano aiutandolo a superarli. Sono 3 anni che ci alleniamo insieme tutti i giorni, condividendo ogni cambiamento e progresso”.

Un grande in bocca al lupo quindi ad Arjola che farà il suo debutto in gara giovedì alle 15.20 (ora italiana). Un’atleta da seguire e da tifare tutti insieme.

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