“Io non mi stanco di rispondere alle vostre domande, ma magari voi vi state stancando di farmele e di leggere ovunque il mio nome”. Scherza così, Patrizia Panico, quasi a coronare con l’ennesimo sorriso il momento d’oro che sta attraversando, prima allenatrice donna a guidare una Nazionale maschile azzurra, l’Under 16, e prima anche ad ottenere una vittoria. In questi giorni l’hanno chiamata davvero da tutto il mondo, compresa la BBC, uno dei più autorevoli operatori radiotelevisivi del mondo, ma è stata anche oggetto di una polemica, tutta italiana, portata avanti da chi pensa che una donna non possa allenare nel calcio maschile a livello professionistico.

Noi, di parlare e leggere di lei non ci stanchiamo, perché, proprio come Patrizia, vorremmo che il suo esempio fosse d’ispirazione per altre donne che sognano una panchina ad alti livelli. Per questo abbiamo deciso di intervistarla e noi, anche se abbiamo letto fiumi di sue parole da più parti, non ci siamo stancati di ascoltarla nemmeno per un minuto. Diretta, preparata, attenta e combattiva. Da giocatrice era un vulcano di reti, come allenatrice sarà tutta da scoprire…

Patrizia, sei finita su tutti i giornali, ti senti un po’ la donna del momento?
“Addirittura la donna del momento? – ride – Mi fa piacere tutta questa attenzione sia a livello personale, ma soprattutto perché vorreri passasse il concetto che io sia solo la prima alleantrice donna sulla panchina di un Nazionale maschile. Vorrei che altre donne possano avere questa possibilità”.

Come ti sei sentita alla tua prima panchina contro la Germania?
“E’ stata una bella sensazione, è sempre un’emozione incredibile quando si fa qualcosa per la maglia Azzurra. Il momento dell’inno è indescrivibile, anche dopo averlo sentito tante volte ti mette i brividi. Mi è dispiaciuto per il risultato, forse i ragazzi sono arrivati un po’ timorosi al cospetto di un avversario forte, l’attenzione mediatica nei miei confronti noi li ha aiutati, forse non sono ancora in grado di gestirla”.

Qual è stata invece l’emozione dopo la prima vittoria?
“Se avessi voluto scrivere così il mio esordio sulla panchina Azzurra, forse non sarei stata così tanto cinematografica. Nel calcio è sempre l’ultimo risultato che conta, e noi abbiamo vinto al momento giusto. E’ stato formativo sia per me che i ragazzi perdere nella prima gara. Per preparare il secondo match, io e il mio staff abbiamo lavorato tutta notte per analizzare gli errori tattici e, il giorno dopo, spiegare ai ragazzi dove migliorare”.

E’ stato più emozionante l’esordio da allenatrice o quello da giocatrice in Azzurro?
“Sono state due emozioni diverse, da calciatrice ero giovane e, in quei momenti, vivi tutto con estrema leggerezza. A 40 anni invece hai la capacità di viverti tutte le emozioni a pieno”.

I ragazzi come hanno accolta la notizia che saresti stata tu la loro allenatrice per queste due gare?
“Io ho percepito da parte loro grande disponibilità, il loro lavoro in Nazionale fatto fin qui non è stato sconvolto”.

Hai sempre pensato di fare l’allenatrice anche quando giocavi?
“Sinceramente non ci pensavo, anzi forse dicevo anche di non volere intraprendere questa carriera. Sono consapevole che questo è un ruolo difficile e soprattutto insegnare calcio è diverso che giocarlo”.

Torniamo sulle frasi che ti ha detto il giornalista Ivan Zazzaroni, due domeniche fa durante la Domenica Sportiva, che hanno scatenato diverse polemiche. “Una donna non può allenare una squadra machile professionistica”. Te lo aspettavi?
“Non me le aspettavo assolutamente, ma credo che la mia reazione sia stata molto composta. Ho trovato la sua dichiarazione priva di contenuti. L’allenatore di Usain Bolt per allenarlo deve necessariamente essere più veloce? Era un concetto cha avrei voluto esprimere in diretta, ma lì per lì non ci sono riuscita. Un altro punto che non capisco é perché, da me o da un’allenatrice donna, si richiede sempre che possa dare qualcosa in più. Male che mi vada riesco a dare lo stesso rispetto ad un uomo, ma perché devo dimostrare qualcosa in più per avere il suo ruolo?”.

Ti manca il campo, inteso come calciatrice o preferisci la vita da allenatrice?
“Non mi manca per niente il campo, non mi mancano le partite e nemmeno gli allenamenti. Quando posso, gioco magari con qualche amico, ora mi è rimasto il lato del divertimento e non più quello della competizione”.

Ti aspettavi una Fiorentina così forte dopo averla lasciata in estate?
“Dopo la super campagna acquisti che hano fatto in estate, mi aspettavo una squadra da vertice e i loro risultati non sono una sorpresa. Sono molto contenta del loro percorso, lì ho lasciato diverse amiche e penso che Firenze sia una città che si merita squre di alto livello, sia maschile che femminile. Le vittorie inoltre danno credibilità a tutto il progetto legato al calcio femminile intrapreso dai Della Valle”.

Quale sarà il tuo prossimo passo nella carriera da allenatrice: tra 10 anni, ti piacerebbe rompere altri tabù o pensi di allenare nel calcio femminile in futuro?
“Non so ancora quale sarà il mio futuro, ma non voglio fare distinzioni di genere. Pretendo che non ci siano discriminazioni di genere e io stessa non le farò quando sceglierò dove allenare. La cosa che guarderò sarà invece il progetto”.

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