Atalanta, Brescia, Lugano.. e una nuova avventura in America tutta da scoprire alla Lynn University. Valentina Pedretti, centrocampista classe 1993, è pronta a prendere un volo che le cambierà la vita.

Valentina, da cosa nasce la tua passione per il calcio?
“La mia passione per il calcio nasce in quanto mio padre era il Direttore Sportivo della squadra a 11 del mio paese (Vertova) quindi nel week-end ero sempre con lui sui diversi campi da calcio. Ho iniziato a giocare a calcio all’oratorio di Vertova con i miei coetanei maschi all’età di 6 anni ad oggi devo ringraziarli perché non mi hanno mai fatto sentire diversa da loro anzi mi hanno accolto subito in squadra”.

Che cosa ti lascia l’esperienza con la maglia del Lugano?
“La mia esperienza in Svizzera di due anni mi lascia molto. Ho visto e giocato molto diverso da quello “italiano” un gioco più fisico e  forse meno tecnico, ho trovato un gruppo in cui mi sono subito integrata bene e dove ho ottenuto il primo anno la promozione in serie A e il secondo anno un 5 posto nella massima serie svizzera”.

Da cosa deriva la decisione di andare alla Lynn University e cosa ti aspetti da questa nuova avventura?
“La mia decisione di partire per gli USA nasce da diversi motivi. Il primo è quello calcistico andrò a giocare a calcio nella patria del calcio femminile quindi spero di migliorarmi ogni giorno allenamento dopo allenamento. La seconda motivazione è quella legata allo studio purtroppo non potrò vivere di calcio per tutta la mia vita e prima o poi inizierò a lavorare quindi non posso abbandonare gli studi combinare le due cose. Quindi per la prima volta nella vita potrò combinare entrambe le cose, in quanto in Italia lo sportivo nella scuola ha sempre problemi non viene mai “compreso” dagli insegnanti”.

Apriamo una parentesi sul sistema scolastico italiano e lo sport
“Penso che in Italia sport e istruzione non vadano di pari passo, nella mia esperienza scolastica troppe volte ho incontrato docenti che facevano di tutto per mettermi i bastoni fra le ruote es. ritornavo dalla nazionale e mi interrogavano, non capendo che io non andavo al villaggio vacanze ma andavo ad allenarmi tutti i giorni più volte al giorno. La scuola e in primis i docenti non riescono a capire quanta fatica quanti sacrifici fa un ragazzo per lo sport che pratica. Ecco perché in Italia ritengo sia difficile far sport e molti ragazzi smettono di praticare sport perché vengono messi di fronte ad una scelta: sport o istruzione. E la risposta è semplice a questo punto”.

Pensi che nel tuo futuro ci sarà un ritorno in Italia oppure ti vedi sempre all’estero?
Sinceramente non so quale sarà il mio futuro calcistico/di vita per ora non voglio fare programmi a lungo termine perché non si sa mai la vita che opportunità ci riserva, quindi per ora penso solo ad iniziare questa nuova avventura”.

 

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