Chiamateli consulenti, non procuratori. Ci tengono a precisarlo perché, ad oggi, il calcio femminile in Italia è mosso molto di più dalla passione che da altri interessi. Abbiamo intervistato Alessandro Pennestri, referente per l’Italia  della LTA AGENCY, agenzia che si occupa di calcio femminile professionistico in giro per il mondo.

Alessandro, spiega ai nostri lettori la realtà della LTA AGENCY
“Siamo un’agenzia internazionale che si occupa di calcio e siamo, la prima agenzia europea per trasferimenti nel calcio femminile. Per noi il calcio femminile non è una scelta di ripiego, ma bensì la nostra mission. I fondatori dell’agenzia sono Anton Maksimov, (Russo con alle spalle anni di esperienza nel calcio femminile professionale degli States) ed i suoi soci danesi, Lennart Just Hansen e Thomas Sorensen, che provengono dal mondo del commercio internazionale. Da anni ormai, cerco i migliori talenti giovanili nel calcio femminile italiano, cercando di stabilire se in un prossimo futuro possano esprimersi su campi importanti all’estero. Il nostro impegno, quindi,  è quello di seguire le ragazze più talentuose e nel loro percorso in Italia aiutarle ad arrivare a coronare il loro sogno, giocando all’estero in top team, dove già abbiamo nostre calciatrici come PSG, OL, Arsenal, Chelsea, Barcellona o Bayern Monaco”.

Perché una calciatrice dovrebbe affidarsi a voi?
“Ci riteniamo persone corrette e dei professionisti. Le calciatrici hanno il diritto e la possibilità di scegliere il proprio futuro, e noi le aiutiamo a valutare tutti gli aspetti di queste scelte.. Nell’onestà del saper consigliare al meglio le ragazze e poi essendo al loro fianco anche se scelgono una strada diversa da quella da noi proposta. Io vorrei che loro e le loro famiglie ci considerino dei consulenti sportivi, che sanno indicargli i limiti ma anche tutelandoli da possibili errori che sono sempre dietro l’angolo.

Spesso le società non vedono di buon occhio i procuratori nel mondo del calcio femminile, come ti senti di rassicurarli?
“Non capisco questo pregiudizio, il calcio femminile all’estero è cresciuto moltissimo anche attraverso percorsi condivisi con ogni componente il nostro mondo, allenatori, dirigenti  club, ed anche agenti delle calciatrici. Noi, aiutiamo i club a massimizzare l’impegno della calciatrice che è responsabilizzata maggiormente se sa che dietro di lei, c’è chi ne cura l’immagine, la carriera sportiva e gli impegni. Ho ricevuto, anche nel recente passato, riconoscimenti a fine stagione, quando insieme all’allenatore di turno, ed all’abnegazione della calciatrice, si è riusciti insieme a raggiungere un risultato sportivo e personale. Noi tuteliamo le calciatrici, senza ingerenze con i club, e senza obblighi di qualsiasi tipo verso nessuno, forse a quei pochi che ci denigrano senza conoscere, farebbe maggiormente piacere che non vi sia qualcuno che tuteli le calciatrici ed i loro sogni e desideri”.

Una giocatrice giovane, italiana, che avete in procura su cui secondo te bisognerebbe puntare per il futuro?
Non vorrei ripetere i soliti nomi, che sono alla ribalta delle nazionali (come Giugliano o Piemonte), ma ho grandi attese da Giuliano della Res Roma e Manno del Pink Bari. Ma se dovessi fare un nome su tutti, tra le mie assistite, faccio quello di Eleonora Piacezzi, difensore classe 1995 del Cuneo, che sa unire  professionalità ed una sana dose di spensierata pazzia che la contraddistingue per mentalità e tenacia. Dal mio punto di vista ha la testa giusta per nuove sfidare all’estero”.

Avendo anche contatti col calcio femminile nel resto del mondo, ti chiedo cosa manca a livello italiano per fare il salto di qualità?
“Il calcio femminile in Italia in questi anni sta crescendo molto, nonostante gli investimenti della Federazione siano sempre ridotti rispetto ad altri competitor esteri. A mancare secondo me è il coraggio con il quale la federazione fa le sue scelte di investimento. In altri paesi, le idee ed il coinvolgimento del mondo del calcio maschile sono state maggiori e più convinte. Avere le risorse, per presidenti che in questi anni si sono “impegnati” con quello che racimolavano  sarebbe nuova linfa, e l’impegno federale “ più coraggioso” obbligando il coinvolgimento dei club italiani maschili sarebbe l’ideale. Servono dei progetti concreti che diano maggiore visibilità al movimento perché in Italia dobbiamo, purtroppo, lottare ancora contro troppi stereotipi maschilisti. La strada aperta da club blasonati, quali Fiorentina (in primis), ma anche Sassuolo, Udinese, Empoli ed altri, sono la strada giusta, a patto che si trovino dirigenti illuminati che amino il nostro sport e che sappiano condividere con la base, esperienze ed opportunità”.

 

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