“Amo il calcio femminile perché è amicizia, condivisione e passione”. Parole di Elena Proietti, centrocampista della Roma Femminile, e delle sue compagne di squadra. Legatissima alla Roma, Elena, classe 1991, in questa intervista ci fa entrare nel suo mondo a tinte giallorosse.

Da che cosa nasce la tua passione per il calcio?
“La mia passione per il calcio credo possa definirsi innata. Gioco da sempre, da quando sono piccola, non c’è un perché, semplicemente non potrebbe essere altrimenti! E’ qualcosa di naturale, spontaneo”.

Quanto è stato importante per te iniziare il campionato con una doppietta decisiva nella prima giornata di campionato contro il Napoli Dream Team?
“È stato importante per la squadra iniziare con una netta vittoria! Da un punto di vista personale è sempre motivo di orgoglio ed emozione segnare per la mia squadra, ma anche fonte continua di miglioramento”.

Che cosa significa indossare la maglia della Roma femminile?
Bella domanda! Indossare la maglia della Roma è essenzialmente sfoggiare il mio abito più bello in un giorno importante di festa. Cosa significa è una domanda davvero difficile da spiegare. Posso tentare di cogliere il senso di quello che sento con un’immagine che ho ben nitida nella mente. In occasione della cerimonia del Cinquantenario della Roma Femminile ci hanno consegnato le maglie per la nuova stagione, finalmente quelle con il cognome e numero cucito dietro le spalle e lo scudetto dritto nel cuore, proprio come i/le professionisti/e. In quel momento il mio sogno, che forse è anche quello di tanti bambini e bambine che giocano a calcio guardando i loro idoli in tv, è diventato realtà. La mia maglia con il nome, il numero, lo scudetto sul cuore, lo trovo essenzialmente una parte di me!”.

Quanto è difficile conciliare lo studio con il calcio?
“Conciliare lo studio, così come il lavoro, con il calcio non è affatto semplice. In Italia il calcio femminile, anche quello della massima serie, è ancora considerato uno sport dilettantistico. Questo vuol dire che sebbene il nostro rappresenti un costante impegno giornaliero, svolto in maniera professionale, alle atlete non viene riconosciuto alcun compenso economico, se non (per le “poche fortunate”) in termini di rimborso spese. Questo ovviamente inficia sulle possibilità di performance di noi atlete. La Costituzione italiana, nel suo articolo 36, fa presente come la retribuzione debba essere “proporzionata alla qualità e quantità del lavoro svolto”; credo che questo onorevole precetto possa e debba essere applicabile anche allo sport, e ritengo che sia doveroso corrispondere, anzi, riconoscere un giusto stipendio a chi decide di dedicare la propria vita allo sport.
I talenti vanno coltivati ma poi anche premiati, valorizzati e riconosciuti. Ovviamente, poi, sorge spontaneo il parallelo con i colleghi uomini che percepiscono cifre esorbitanti e con le colleghe donne di altri stati europee e non, giustamente considerate professioniste e che con il calcio riescono a vivere come con un normalissimo lavoro. Faccio riferimento a realtà in cui il calcio femminile è considerato alla stregua del maschile come: Svezia, Francia, Germania, Spagna o addirittura di maggiore rilievo come nel caso degli Stati Uniti.
Ma se da un lato questo pone dei limiti da un punto di vista sostanziale in termini di crescita del movimento: perché le società stentano a restare in vita per mancanza di fondi, o perché le stesse calciatrici sono costrette a sospendere la loro attività sportiva perché non riescono a conciliarla con lo studio/lavoro; dall’altro, posso dire con orgoglio che la nostra dignità viene rappresentata dalla PASSIONE, pura, reale, semplice che trasmettiamo ogni volta che scendiamo in campo. Ed è forse questo che intendo quando dico che la mia passione è innata. È questo che intendo quando dico che non potrebbe essere altrimenti e che quella maglia sono Io, è parte di me. E dico grazie a tutte le mie compagne di squadra, a tutte le mie avversarie, alle piccole calciatrici della scuola calcio che vedo crescere divertendosi. Grazie per inseguire ancora il sogno di vedere un giorno gli stadi pieni ad osannare le atlete che riempiranno con ancora più orgoglio quelle maglie con il nome e il numero dietro le spalle e lo scudetto sul petto!”.

Quale pensi possa essere la soluzione per far crescere il calcio femminile in Italia?
“La soluzione credo sia dare più fiducia e spazio a questo movimento, pubblicizzando gli eventi e rendendo le strutture consone alle attività di noi atlete. Sfido qualsiasi amante del calcio a non rimanere catturato da quanta passione ci mettiamo. Chi ama il calcio ne rimane impressionato, perché si rivede in quella passione. Per non parlare del fatto che qualitativamente parlando il livello del calcio femminile italiano sta migliorando molto grazie a staff, società e naturalmente giocatrici, che credono molto nel progetto dello sviluppo del calcio femminile. Spero e credo che qualcosa cambierà perché continuo a coltivare la romantica idea che è vero: “il calcio è di chi lo ama”, e noi lo amiamo al punto di farlo gratis”.

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