Nello scorso luglio il difficile addio al calcio giocato, poi la scelta di fare l’allenatrice e seguire le giovanissime calciatrici che si allenano nel Centro Tecnico Federale di Verano. Viviana Schiavi, classe 1982, ex difensore tra le altre di Mozzanica e Brescia, ha messo a disposizione delle ragazze tutta la sua esperienza sui campi di Serie A e Nazionale. L’abbiamo intervistata per conoscere meglio questa sua nuova realtà.

Perché hai scelto di sposare questo tipo di progetto?
“Ho subito pensato che questo fosse un progetto interessante in particolar modo per le bambine. Sia loro che i bambini infatti, hanno la possibilità di sfruttare l’organizzazione di un progetto tecnico importante per la loro crescita, lavorando con tecnici qualificati”.

Che tipo di giocatrici avete cercato?
“Abbiamo puntato sul talento che vedevamo in ogni singola giocatrice, ma abbiamo anche cercato di pescare le ragazze che, a nostro parare, hanno un margine di crescita più ampio e potranno ambire a traguardi importanti strada facendo”.

Cosa pensi possa dare in più ad una ragazza questa esperienza?
“Questa sarà un’esperienza importante per loro sia dal punto di vista dalla crescita tecnica, che qui cerchiamo di sviluppare, sia per quanto riguarda quella caratteriale. Confrontarsi con i bambini, come è accaduto lunedì, offre alle bambine la possibilità di mettersi alla prova e pensare più rapidamente di quanto sono abituate a fare in campo”.

Cosa fate in generale durante gli allenamenti?
“Gli esercizi e i programmi di bambini e bambine sono comuni. Inizialmente facciamo un’attivazione tecnica e il riscaldamento, poi un frammentazione con gli schemi, un’esercitazione a tema, una partitella a tema e infine una partitella classica”.

Che impressione hai avuto dopo l’allenamento speciale di lunedì a ranghi misti, maschi e femmine?
“L’impressione è stata senza dubbio positiva. Dopo un primo impatto dove c’è stata una leggera vergogna reciproca, tutti hanno giocato normalmente. E’ stato positivo vedere la collaborazione che c’era nelle squadre fatte di maschi e femminine, questo a discapito di chi non crede nel calcio femminile”.

 

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