Da agosto 2015 mister Rita Guarino ha preso per mano la Nazionale di calcio femminile Under 17 conducendola verso una stagione brillante sia dal punto di vista dei risultati ottenuti sul campo sia soprattutto per quanto riguarda la crescita di ogni singola ragazza. Abbiamo intervistato l’ex calciatrice di Juventus, Torino, Reggiana, Fiammamonza, Torres, Cascine Vica, Mayland Pride, Foroni e Lazio proprio con l’obiettivo di fare un primo bilancio sul suo percorso azzurro.

Quali sono le sue emozioni in questa prima stagione alla guida dell’Under 17?
“Sono all’interno del Club Italia dal 2008 quindi ho lavorato con un gruppo che conosco molto bene, avendo già lavorato in precedenza col mister Enrico Sbardella (attuale tecnico dell’Under 19, ndr). Devo ammettere che lavorare in prima fila ha un impatto emotivo decisamente diverso. E’ stata una bella stagione in cui ho visto crescere diverse ragazze”.

Dopo l’eliminazione all’Europeo lei ha detto ha dichiarato di non aver nessun rimpianto. Che cosa vi portate dietro da questa esperienza?
“Confermo che non ho nessun rimpianto perché siamo arrivate con grande merito alla fase Elite poi nel girone abbiamo trovato Germania e Spagna che erano considerate le favorite. Le ragazze si sono comportate benissimo sotto ogni punto di vista. Il pari contro la Repubblica Ceca è stato sfortunato ma la prestazione è stata molto buona, sapevamo di incontrare delle avversarie toste ma spesso la palla sembrava proprio non voler entrare”.

Se dovesse puntare su un nome del “vecchio corso” chi sceglierebbe?
“E’ difficile fare soltanto un nome, sarebbero molte le ragazze da citare. Il nostro è stato un lavoro di squadra che ci ha fatte crescere. Sono state brave tutte, in ogni reparto a partire dal portiere Nicole Lauria, davvero strepitosa in certe parate”.

La scorsa settimana si è concluso lo stage con le ragazze del 2000. Quali sono le prime impressioni?
“Devo dire che lo stage è andato molto bene, in molte avevano alle spalle la precedente esperienza in Nazionale. Il livello da cui partire è molto buono e ci sono ampi margini di miglioramento. E’ un gruppo in cui non spicca in particolare un’individualità ma è molto equilibrato in tutti i reparti. Obiettivi? E’ difficile fare previsioni perché ogni anno andiamo ad incontrare squadre completamente diverse e rinnovate. Nella prima fase in Portogallo incontreremo la Finlandia che è un avversario tosto e il Portogallo che è sempre un’incognita. A settembre avremo invece un torneo in Repubblica Ceca con le padrone di casa e la Spagna”.

In che cosa a suo parere dovrebbe crescere il calcio femminile in Italia?
“Penso che la crescita debba partire delle basi per darsi un’identità in modo anche da avere maggiori possibilità e visibilità. Le ragazze dovrebbe poter sperimentare il professionismo fin da piccole perché venga inculcata quella che deve essere la mentalità dell’atleta. Noi incontriamo ragazze che si allenano già a livello professionistico tutti i giorni da 4 o 5 anni, questo spesso fa la differenza. Il nostro mondo è ancora fatto da dilettanti quindi le squadre fanno quello che possono e a questo ci aggiungiamo il nostro lavoro in Nazionale. Il salto di qualità deve partire dalle basi. Sicuramente positivi sono gli incontri con le società dove vengono dettate alcune linee guida comuni. Questo aiuta la crescita delle ragazze in tutte e 5 le nostre Nazionali ma non è sufficiente perché se guardiamo all’estero notiamo che c’è maggiori impegno da parte di tutti”.

Lei ha una laurea in psicologia dello sport, quanto questo titolo di studio l’ha aiutata con le ragazze?
“Sicuramente il mio percorso di studio mi ha aperto la mente. Il fatto di unire una laurea in psicologia alla mia esperienza di calciatrice mi aiuta nel capire alcuni meccanismi della mente delle atlete e di che cosa hanno bisogno per affrontare le difficoltà”.

Foto: FIGC.IT

 

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