Questa terza settimana Sudafricana è iniziata con il “Mandela Day”, giornata di festa internazionale celebrata il 18 luglio, giorno del compleanno di Nelson Mandela. Qui, il “Mandela Day” è molto più che un giorno di festa: è un momento importante per onorare i sacrifici e successi che portarono Mandela a sconfiggere l’apartheid. E’ anche un’occasione per ricordarsi che tutti noi possiamo contribuire a cambiare il mondo e renderlo migliore. In particolare, in Sudafrica, si festeggia questa ricorrenza dedicando 67 minuti della propria giornata svolgendo attività socialmente utili volte ad aiutare il prossimo, un minuto per ogni anno che Mandela dedicò alla lotta politica.
Con gli altri volontari e gli impiegati della Fondazione, ho celebrato il “Mandela Day” recandomi nella vicina township di Blompark, dove abbiamo partecipato al progetto “Masakhane & Blompark Home Gardening project”, uno dei numerosi progetti della Football Foundation, con la finalità di insegnare alle persone che vivono nelle comunità più vulnerabili a coltivare da sé alcune piante alimentari e ad apprezzare l’importanza di una nutrizione sana. Ognuno di noi si è “sporcato le mani” e si è reso disponibile a svolgere un compito diverso da quello che svolge abitualmente durante le proprie giornate.

Nel pomeriggio, dopo giorni di attesa, ho finalmente incontrato la squadra di calcio femminile della Fondazione! Appena ho messo piede in campo, mi è subito venuto incontro un gruppetto di ragazzine sorridenti, all’apparenza un po’ timide, ma desiderose di mostrarmi subito la loro voglia di tirare calci al pallone.
Ci è voluto molto poco a far sì che le ragazze perdessero la loro riservatezza, e si sono rivelate davvero incontenibili! Questo motiva sicuramente un allenatore a trovare costantemente nuovi e originali esercizi da proporre, a trovare ogni volta la giusta modalità per interagire e comunicare con la squadra, e ad instaurare relazioni positive, cercando di capire la cultura e il pensiero che stanno dietro e dentro ad ogni persona.
Gli allenamenti sono quattro a settimana, dal lunedì al giovedì; la prima seduta consiste in una sessione fisica, la seconda in una sessione tecnica, la terza nuovamente fisica e infine la quarta è invece una seduta tattica.
Il livello tecnico delle ragazze è molto differente, innanzitutto perché le loro età sono diverse (nel gruppo la più piccola ha 8 anni mentre la più grande 14); è quindi difficile differenziare il lavoro, sia perché l’allenatore è sempre da solo, sia perché il numero di presenze varia quotidianamente ed infine per la mancanza non solo delle attrezzature sportive di cui ci avvaliamo a Milano, ma soprattutto per la mancanza dell’abbigliamento idoneo per l’attività fisica delle ragazze. La maggior parte indossa infatti scarpe non da calcio, qualche ragazzina purtroppo è scalza, qualcuna indossa i jeans e molte la gonna dell’uniforme scolastica.
Lavoriamo però con quello che abbiamo perché ciò che qui non manca è l’entusiasmo e il sorriso, cosa poter chiedere di più?

Una piacevole sorpresa è stata quella di comprendere, una volta arrivata nella scuola della cittadina di Stanford, che anche qui è presente una squadra femminile, che si allena due volte a settimana. Il gruppo è consistente, le ragazze sono circa sedici, di età 11-12 anni, ed indossano tutte la divisa scolastica: camicia, golfino, gonna e scarpe di cuoio. Anche qui, non mi fermo agli aspetti logistici e vado oltre, organizzando la seduta con qualche esercizio di riscaldamento e poi qualche partitella a tema. Questo gruppo è decisamente più disciplinato e riesco a spiegare ai difensori qualche movimento e le corrette posizioni da tenere in situazione di calcio d’angolo. Mi ascoltano silenziose e incuriosite, capiscono che il tempo che abbiamo a disposizione non è infinito e quindi ci mettono tutta la loro buona volontà nel mettere in pratica quanto appena mostrato loro. Anche il mio tempo qui diventa sempre meno, giorno dopo giorno mi accorgo che di lavoro ce ne sarebbe molto, spero di far comprendere a queste fantastiche ragazzine che, allenandosi in modo costante e serio, si impara molto in fretta e ci si diverte sicuramente di più.

Mi auguro che altre ragazze e ragazzi di qualunque nazionalità, con la mia stessa passione per il calcio e per i bambini, decidano di partire a loro volta per continuare questo progetto, alla scoperta di questo bellissimo paese, il Sudafrica, e per portare avanti il sogno di queste piccole calciatrici di continuare a giocare a pallone.

Francesca Gargiulo

ECCO IL DIARIO FOTOGRAFICO DELL’AFRICA

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