Alessandro Santucci, 55 anni, per diversi anni ha fatto l’arbitro con enti di promozione sportiva e nella sua carriera ha usato cartellini gialli e rossi sia con uomini che con donne, senza pregiudizi. Eppure il mondo arbitrale resta ancora fortemente maschile e arbitrare nel calcio femminile viene considerato un lavoro di serie B. Non per Santucci la cui passione è vera: “Amo arbitrare – ci spiega in questa intervista – sono disposto anche a farlo gratis”.

Alessandro, per quanto tempo ha arbitrato gare femminili e in che categorie?
“Sono entrato nel mondo del calcio come allenatore dei portieri nel calcio a 5, le problematiche sono le stesse che nel calcio a 11 per quanto lo spogliatoio. Dopo questa esperienza ho diretto gare a livello provinciale regionale e nazionale ed anche internazionale con gli enti di promozione sportiva per 5 anni. Inoltre ho diretto gare femminili anche per il SOI, attività per la quale sono stato nominato cavaliere della repubblica. In seguito, optando per la giustizia sportiva negli enti di promozione sportiva(uisp), sono uscito dai ruoli tecnici”.

Perché è ancora difficile vedere dei fischietti donna sui campi da calcio?
“Anche tra gli arbitri c’è ancora una cultura anti-femminile, lo vediamo anche dalle designazioni. Molti dicono che fisicamente la donna non possa raggiungere i livelli di prestazioni dell’uomo, ma non credo sia vero. Quanto avete dovuto sudare come donne per entrare a far parte del mondo arbitrale e a raggiungere i livelli più alti. Credo personalmente che i tempi siano maturi per vedere un fischietto donna sia in serie A che in serie B. Gli attuali arbitri donna internazionali militano in serie C quando tecnicamente potrebbero tranquillamente militare nelle serie superiori”.

Che differenza c’è nell’arbitrare uomini o donne?
“L’importante per un arbitro è usare sempre il buonsenso. Le atlete devono divertirsi ma il rispetto deve essere reciproco da entrambe le parti. Quando arbitro la prima cosa che faccio è individuare i leader delle due squadre e a quel punto diventa tutto più facile”.

Spesso le calciatrici ci hanno confessato di sentirsi “maltrattate”, in quanto donne, da alcuni comportamenti degli arbitri. Pensa sia un problema culturale?
“E’ vero nonostante l’arbitro debba essere super partes e imparziale, ho notato e visto comportamenti non degni di un giudice di gara che deve comunque sempre rispettare gli atleti in ogni tipo di gara a prescindere dal proprio vissuto e dalla propria cultura. Le gare femminili a mio parere vengono vissute ancora come di categoria b, basta vedere le designazioni arbitrali sia del calcio a 5 che del calcio a 11 dove vengono designati per l’appunto arbitri dalla categoria eccellenza(ovvero di livello interscambio o regionali CAI o CRA massimo rispetto per loro) alla serie C ma credo che le atlete meritino di più sia sotto il profilo tecnico che quello disciplinare per quanto mi riguarda visto che l’arbitraggio rimane nel cuore è come una droga faccio delle amichevoli di lusso e l”esperienza acquisita la trasmetto dirigendo gare del settore giovanile in modo che si abituino alla figura del ufficiale di gara”.

FOTO: primocanale.it

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