Tempo di mare e vacanze, le spiagge della Sardegna, come quelle di tante altre regioni italiane, sono ancora affollate di turisti e il passatempo preferito di tanti, soprattutto tra i più piccoli, è rincorrere un pallone per segnare gol tra porte improvvisate e campi di sabbia. Il panorama è idilliaco e sognando un gol alla Valentina Giacinti, siamo a Cagliari, teatro di uno di quegli episodi che non vorremmo mai dover denunciare.

“La mia bambina ha giocato a calcio in spiaggia con due bambini, lei unica femmina, ha fatto gol e il commento è stato: “Non ci posso credere, mi ha fatto gol una merdosa di femmina” quindi direi che possiamo smettere di parlare di burkini e concentrarci sul crescere figli maschi meno c****i”. Questo il post pubblicato su Facebook da una mamma, Enrica Cornaglia che si trovava in Sardegna con la famiglia per le vacanze. In poche ore l’episodio è diventato di dominio pubblico, virale sui social tanto da raggiungere numeri impressionanti: 5 mila “mi piace”, più di 7 mila condivisioni e una marea di reazioni tra chi denigra il comportamento dei bambini e chi accusa la mamma di esserci andata giù troppo pesante.

Noi, che della lotta contro il maschilismo nello sport facciamo il nostro manifesto, abbiamo contattato Enrica per farci spiegare meglio l’episodio e il suo punto di vista. “Eravamo sulla spiaggia di Cagliari e mentre leggevo un libro due bambini di circa 8 anni si sono avvicinati per invitare mia figlia di 6 anni a giocare a calcio con loro. Ho pensato fosse una cosa positiva e l’ho lasciata andare”. 

Tutto bene, almeno finché la piccola non dimostra di sapersela cavare meglio dei maschietti più grandi. Nel momento in cui mi ha figlia ha segnato, – continua la mamma – dopo aver fatto un tunnel ad uno dei due, la reazione del bambino è stata l’insulto. Io ho sgranato gli occhi mentre mia figlia credo non abbia nemmeno sentito, troppo concentrata a ripartire palla al piede per una nuova azione”.

“Non avevo voglia di discutere coi genitori – ci ha spiegato la donna – ma nelle ore successive ho riflettuto sull’accaduto e ho deciso di scrivere un post su Facebook. Sono giorni in cui si interroga sui burkini in Francia ma sarebbe meglio guardare all’interno della nostra società dove siamo fermi agli anni ’50. Non dobbiamo crescere i nostri figli con lo stereotipo che una bambina non possa giocare a calcio o vestirsi sportiva altrimenti quando diventeranno grandi staremo parlando ancora di femminicidi e stalking. Con questa storia ho voluto dare un segnale, perché tutti noi possiamo rappresentare un cambiamento”.

E ora cosa farà la piccola calciatrice per continuare a seguire la sua passione? “Lei vuole giocare a calcio, ascolterò la sua richiesta. Da settembre inizierà a giocare in una squadra a Roma“. Perché quel sogno è di tutti, ed è giusto che tutti possano seguirlo senza discriminazioni di genere.

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