Non è di certo la stagione migliore per i rapporti tra coach e tenniste. Dopo le separazioni di Simona Halep da Darren Cahill, di Venus Williams da David Witt, di Angelique Kerber da Wim Fissette – solo per citarne alcune – anche Naomi Osaka ha deciso di dire addio Sascha Bajin. La nuova numero 1 del mondo, passata alla storia per aver sconfitto Serena Williams in finale agli US Open 2018 e aver vinto poco dopo gli Australian Open 2019, ha risentito della pressione mediatica e non solo che si è riversata su di lei è ha scelto – forse un po’ come capro espiatorio – il suo allenatore. Una scelta che non ha dato i suoi frutti vista la sconfitta a Dubai, alla sua “prima” da più forte del ranking mondiale:”Già dagli allenamenti non riuscivo a trovare un feeling con la pallina, ho provato a vedere di recuperare durante il match ma non è andata che speravo. Sono giovane, può succedere ma con me stessa sono molto severa. Mi consolo pensando che anche prima del US Open avevo perso tre sfide di fila mentre prima di andare in Australia il torneo di Brisbane non era andato bene

Nel tennis, il rapporto tra giocatrice e tecnico è sempre molto complesso e deve esser “rivisto” quasi giornalmente affinché la fiducia tra le parti resista agli sforzi – fisici ma soprattutto mentali – che questo sport richiede. E dopo la separazione tra i due restano tanti quesiti aperti: tra la voglia delle giocatrici di dimostrare di potercela fare da sole e il pensiero fisso dei coach che non scommetterebbero troppo sulla costruzione di un successo in solitaria.

 

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