Le Olimpiadi delle donne. L’edizione di Tokyo 2020 segna un sorpasso dei numeri in molti casi, e un riequilibrio in generale. Sugli 11.283 atleti partecipanti, 5.396 sono donne e 5.887 uomini, con una percentuale di 48 a 52.
E’ il frutto delle quote imposte dal Cio, certo, ma visto che in molte discipline per qualificarsi servono i tempi, è anche il risultato di una crescita generale, e in alcune nazioni di vera e propria emancipazione.
La novità grossa in questo senso arriva nel canottaggio, dove una donna dà il tempo agli uomini: Tokyo è la prima Olimpiade in cui non ci sono restrizioni di genere sessuale per i timonieri degli equipaggi a otto, e l’olandese Eline Berger determinerà la vogata del suo equipaggio maschile.

La richiesta del Cio

Il Cio ha chiesto e ottenuto da molti Paesi che all’apertura sfilino una coppia di portabandiera, in nome dell’equità di genere. Così l’Italia con Jessica Rossi-Elia Viviani, ma anche gli Stati Uniti, la Cina, il Brasile, e poi Iran, Algeria, Marocco hanno aderito alla scelta di parità durante la sfilata.
Fuori dal circolo olimpico, la sfida per il professionismo in Italia o per l”equal pay’ del soccer Usa e del tennis è ancora apertissima. Ma dentro i cinque cerchi i numeri dicono che i Giochi sono sostantivo di genere plurale e femminile.
La nostra Paola Egonu, una delle pallavoliste più forti del mondo. Ha portato ieri una della cinque bandiere olimpiche durante la cerimonia di apertura. Altro segnale importante.

I casi estremi

La Gran Bretagna per la prima volta in 125 anni di partecipazioni presenta una squadra con più donne (molte di più: 201) che uomini (175), e lo stesso vale per il Team Usa (329 a 248). Scontato appare il sorpasso in nazioni come la Svezia (76 a 60), ma il mondo non cammina tutto alla stessa velocità: l’Afghanistan ha 4 atleti e una sola donna, l’Arabia Saudita due atlete su una rappresentativa di 33, l’Iran fa un po’ di più, con 10 donne su 66 atleti.

La parità numerica non è automaticamente uguaglianza. E se il dato si scorpora nazione per nazione, emerge una sorta di mappa geopolitica della parità di genere. L’Italia team, ad esempio, si era attestato sulla perfetta parità, poi la qualificazione last minute del basket ha fissato i numeri a 384, col 48% di donne, in linea con il dato generale.
Insomma sono davvero le Olimpiadi delle donne. Con la speranza che davvero ci sia sempre più sostanza che forma.