Calcio

Un sondaggio tra le calciatrici dell’Alessandria rivela: sessismo e discriminazione ancora troppo evidenti

Fonte: Acf Alessandria

Le ragazze dell’Acf Alessandria hanno contribuito a fare maggiore chiarezza sul triste binomio calcio femminile-discriminazione. È stato chiesto loro di rispondere ad alcune domande di un questionario in cui veniva chiesto di raccontare esperienze personali di eventuali fenomeni di disparità.
La discriminazione, purtroppo, rimane una costante. Metà delle intervistate, di età compresa tra ragazze tra i 16 e i 32 anni, è stata oggetto di discriminazione e sessismo, di cui, la totalità, non ha subito insulti diretti, ma costanti paragoni con i colleghi del maschile. Perché vige ancora la visione che se sei donna non puoi giocare bene a calcio e che, in linea generale, il calcio non è uno sport per ragazze. Come una legge non scritta. E queste differenze tra il maschile e il femminile vengono percepite dall’87,5% delle intervistate. Di queste, il 25% rintraccia diversità dal punto di vista fisico, mentre il restante 75% sostiene che ci siano problematiche a livello economico ma soprattutto a livello culturale.
È stato chiesto alle calciatrici anche quale fosse stata la reazioni dei famigliari alla loro scelta di correre dietro a un pallone su un prato erboso. Le risposte sono state delle più disparate: circa il 10% delle intervistate ammette che la famiglia non ha accettato fin da subito la loro decisione, ma che, nonostante questo, ora abbiano pieno sostegno. Il 90%, al contrario, dichiara di aver avuto sostegno sin dall’inizio. E se le ragazze sono dove sono è perché la volontà va al di là di ogni pregiudizio.