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Una petizione per le donne italiane: “Devono poter fare sport per lavoro ed essere tutelate”

Il problema della diversa considerazione tra uomini e donne nello sport è un tema più che mai attuale. Il bellissimo Mondiale della nazionale italiana di calcio, ha portato alla ribalta una situazione per certi versi insostenibile. Le donne che fanno dello sport il proprio lavoro non possono godere di diritti elementari. Ad oggi, Coni e Federazioni hanno riconosciuto solo quattro discipline professionistiche, e solo nella loro versione maschile (calcio, basket, ciclismo e golf).
In questa situazione ci sono anche tanti atleti uomini – spiega Luisa Rizzitelli, presidente di Assist, importante associazione che dal 2000 si batte per i diritti e della quale fanno parte atlete di ogni disciplina –  ma nel caso delle donne la situazione è incredibilmente incostituzionale e discriminatoria: tutte le atlete italiane non possono di fatto accedere ad una legge dello Stato, quella sul professionismo sportivo, la Legge 91 del 1981, che ha demandato allo Sport il compito di decidere quali discipline possano usare gli strumenti della legge. Anche quando sono campionesse straordinarie, nessun contratto collettivo, nessuna previdenza, nessuna tutela della maternità (se non grazie ad un importantissimo ma limitato sostegno di un Fondo istituito due anni fa e rifinanziato). Tutto questo è inaccettabile e per la prima volta il Parlamento se ne sta occupando: è in discussione infatti una legge che per la prima volta parla di “LAVORO SPORTIVO” e impedisce che questa definizione possa essere riconosciuta solo agli uominiSe il “lavoro sportivo” dipenderà come è doveroso dal tipo di impegno che l’atleta porta avanti e non dal movimento economico della sua disciplina, abbatteremo una delle peggiori discriminazioni del nostro Paese“.
Nei giorni scorsi il sottosegretario ai Rapporti col parlamento Simone Valente ha affermato che il Governo «è impegnato nel superamento della distinzione tra dilettantismo e professionismo, con l’introduzione della figura del lavoratore sportivo».
Ma sul professionismo nel mondo del calcio, ad esempio, arriva la frenata di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario con delega allo Sport e regista della riforma del Coni: «C’è tutto un mondo in emergenza, Lega Pro e Serie B. Ma il professionismo riusciamo a garantirlo o no? E questo vale per il calcio femminile: quei costi poi vanno compensati da qualche ricavo, altrimenti occorre riflettere“.
Assist ha promosso una raccolta di firme per spingere ulteriormente la situazione. “Ci rivolgiamo al Sottosegretario con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti e al Presidente del CONI perché, attraverso il riconoscimento del lavoro sportivo, venga dato alle atlete italiane tutte il Diritto di poter fare lo Sport per lavoro, con tutti i doveri e diritti del caso.Questo risultato è un atto doveroso di rispetto per le atlete che rendono grande il nostro Paese nel mondo e che non possiamo più tollerare che vengano definite “dilettanti“.
Per firmare la petizione è possibile cliccando qui