Sono le ragazze della Coppa Italia, la quotidianità del rugby femminile in Italia. Un torneo che è riuscito a coinvolgere molte squadre e ragazze avviandole all’attività e alla cultura del nostro sport vissuto al femminile. Sportdonna.it è andata a Catania a conoscere Vanessa Amore. Ne viene fuori un mix di sicilianità e modernità. Il ritratto di una ragazza siciliana nella Catania di oggi.
Vanessa raccontaci di te…
Mi presento, mi chiamo Vanessa Amore e ho 21 anni ( ride con la sua coinvolgente solarità!). La mia vita si alterna tra studio, lezioni, lavoro e allenamenti. Sono infatti una studentessa della facoltà di Logopedia di Catania. Lavoro come istruttrice mini-rugby presso il Cus Catania, ed esattamente alleno l’under 10. Amo con tutta me stessa allenare e stare a contatto con quei pestiferi,mi danno un senso di libertà e bontà incredibile. È un piacere insegnare loro, per quel che posso, il rugby e soprattutto ritengo importante che capiscano il senso di unione della squadra, che ci permette di rimanere uniti in qualsiasi momento. Poi arriva la sera e finalmente posso allenarmi“.

Chi sono le tue compagne di squadra? 
Con le mie compagne di squadra c’è un bellissimo rapporto, ci prendiamo in giro, ci sosteniamo non solo in campo, ma anche fuori e soprattutto ci vogliamo davvero tutte bene. Sono molto legata a Bruna Fichera e Martina Viglianisi. Loro sono il centro e l’ala della squadra. Giocando a n° 10 devo avere molta affinità con loro e quando siamo tutte e 3 connesse, si vede subito. Ripongo in loro tutta la mia fiducia infatti. Poi  Enrica Pandolfo, detta “Pandina” , una sicurezza su cui contare. Forte e grintosa, inarrestabile la definirei. Poi c’è Maria Maccarrone, il mio mediano di mischia. Con lei dobbiamo decidere il tipo di gioco da sviluppare e spesso è difficile, ma basta uno sguardo e subito ci capiamo. Poi abbiamo Sophia Navarra,Denise Falco,Chiara Morales e Sathiana Iannone, mischia fortissima che non si ferma mai. Sono pronte ad andare sempre avanti,a fare un sacrificio in più per la squadra. Poi ci sono le piccole della squadra Elisa Orofino e Desideria Caruso, che tanto piccole non sono, però per noi saranno sempre le “bambine”.  Abbiamo sviluppato in questi anni di squadra insieme, un senso di unione che ci ha trasmesso il nostro vecchio allenatore Filippo Fichera. Abbiamo capito che solo facendo gruppo riusciamo a entrare in sintonia e in campo i risultati si vedono. Non le cambierei con niente al mondo. Sono orgogliosa di essere il capitano di questa squadra. E qui finalmente  finisce la mia “leggera” giornata!
A proposito, che musica ascolti che colonna sonora sceglieresti per raccontarti?
Mmmmmmm… una canzone che mi rappresenta? La mia canzone preferita? Don’t Stop me Now  dei Queen . Decisamente!“.


E ora che cala la sera su Catania, la Seattle italiana con le sue band, i pub  e la sua Movida, i suoi sogni (che poi siete voi ragazzi a costruirli ) cosa pensi?
A mio parere Catania è una città meravigliosa a differenza di molte persone che pensano il contrario. Cresce sempre di più e ne abbiamo le prove. Ci sono un sacco di cose da fare,non ci si può annoiare a Catania! Possiede una bellezza incredibile. In quale città girandoti da un lato vedi il mare e girandoti dall’altro la montagna?“.
Catania però ha tante difficoltà di vita. Lo sport secondo te, in questo senso, può dare un sostegno ai bisogni delle famiglie specialmente quelle più in difficoltà educativa o economica? E la politica oggi sostiene questo?
Assolutamente si, lo sport è fondamentale in queste questioni. Il ruolo che rivesto in primis, non è tanto quello di allenatore di rugby, ma di educatore appunto. La politica onestamente so che sostiene in parte questo. A mio parere gioca un ruolo importantissimo lo sport nella vita di un bambino. A livello psichico, educativo, fisico e sociale e i politici per cogliere e tradurre questo dovrebbero forse mettersi più in gioco”.

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