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Veronica Chantal Bertarini, mental coach: “L’importanza di allenare anche la testa”

Veronica Chantal Bertarini

Veronica Chantal Bertarini oggi è una delle più apprezzate mental coach in ambito sportivo. Ha sempre avuto la voglia e la passione per aiutare e soprattutto supportare le persone nei loro ambiti lavorativi. E’ sempre stata incuriosita dalle relazioni famigliari, dalla psicologia della comunicazione, dalla psicologia del lavoro.
Ho sempre lavorato nella parte di psicologia positiva, potenziamento delle risorse – spiega –  Ho fatto una scuola di counseling che ti abilita ad aiutare le persone che stanno sperimentando una difficoltà transitoria e che quindi hanno le risorse per potercela fare, hanno solo bisogno di qualcuno che gli dia un aiuto per uscire e tornare ad essere tranquille. Da una decina di anni lavoro in consulenza anche nel contesto aziendale lavorando sullo sviluppo delle potenzialità delle persone aiutando i manager a rendere il massimo. Poi c’è stato lo “sbarco” nello sport. Mi sono specializzata nell’aiutare atleti e squadre a performare al meglio”.
Come si trova un mental coach? Esiste un albo?
No, non esiste. Esiste invece tanta confusione. Esiste un albo degli psicologi che è comunque una tutela per chi si rivolge a noi. Dopo la laurea chi si rivolge allo sport prende una ulteriore specializzazione che è il master”.
Ti ricordi il tuo prima atleta?
 “Una ragazza di Bormio che rientrava da un infortunio importante. Abbiamo fatto un grosso lavoro di recupero di fiducia per ritornare in pista“.
E poi?
Mi si è aperto un canale nello sci alpino. Ho iniziato a seguire soprattutto ragazzi tra i 17 e i 20 anni quando le cose si fanno più difficili e diventa tutto più complesso. E li i ragazzi tecnicamente bravi iniziano a subire a la pressione, la testa inizia a contare tantissimo. Se hai talento e testa, allora diventi un fuoriclasse“.
Chi sono gli sportivi che segui maggiormente? 
Seguo atleti di varie discipline, praticate sia a livello agonistico che amatoriale. Non serve essere un fuoriclasse. Spesso seguo anche maratoneti non professionisti  gente che vuole aumentare le proprie performance per stare più tranquillo, per arrivare alla gara sereno. Saper focalizzare i propri obiettivi, saper gestire le emozioni, imparare le tecniche di rilassamento e visualizzazione può infatti essere utile anche per sportivi amatoriali che fanno dello sport una parte importante della propria vita“.
Lavori faccia a faccia o anche sfruttando la tecnologia?
Se una persona vive vicino ci si vede, in caso invece sia lontana usiamo tranquillamente Skype o altri canali, nessun problema“.
Quanto può durare il tuo supporto?
Non c’è un tempo stabilito, ci si pone un obiettivo, quando lo si raggiunge ci fermiamo. Ad un maratoneta possono bastare tre mesi prima della gara, altri atleti invece mi chiedono un supporto per anni“.
Che importanza ha lo sport per un adolescente?
Indubbiamente i ragazzi che fanno sport hanno una testa diversa, lo sport diventa un contesto per loro molto formativo dove affinare e mettere in pratica ciò che la famiglia ti ha insegnato. La responsabilità ad esempio, soprattutto se fai sport individuali. Sei solo contro tutti, sei sempre messo alla prova e per emergere devi essere forte“.
Si allena il corpo, giusto allenare anche la testa…
Assolutamente sì. Senza la testa non si va da nessuna parte. E questo vale in ogni ambito, non solo nello sport. Molti ragazzi si sono persi per strada senza riuscire a fare il grande salto proprio perché non avevano la “testa giusta”. Ecco perché è fondamentale allenarla bene“.
Che rapporto hai con lo sport?
La passione per la danza, prima classica, poi moderna&jazz, mi ha fatta mettere in gioco per lunghi anni: il confronto con le altre ballerine e il palcoscenico sono stati una scuola di vita straordinaria. Adoro lo sci, ho fatto  anche equitazione, windsurf e il kitesurf.  Sono diventata Istruttrice Fitness e ho lavorato nelle palestre negli anni dell’Università. Poi sono stata runner improvvisata, ho fatto Crossfit per scaricare stress e lo yoga per rilassarmi. Insomma lo sport è la mia vita. Si era capito…?”.

Informazioni sull'autore

Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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