History

Weissensteiner, la ragazza che volava nel nulla

Weissensteiner, la ragazza che volava nel nulla

Un altro scheletro di plastica e acciaio oltre lo scheletro che ci si porta dentro da sempre, per lanciarsi in un tubo di ghiaccio a cento e passa all’ora, a giocarsi la gloria o la sconfitta sul filo radente dei millesimi di secondo. Provate a spezzare un battito di ciglia in mille parti, nella corsa bianca e rovente delle anime matte sulla pista bianca. In fondo al buio troverete l’oro, come è accaduto a Gerda Weissensteiner, la ragazza che volava nel nulla, in quel niente che sta fra la spinta e la frenata, un arcobaleno silenzioso di un colore solo. Come tanti della sua disciplina, è nata lontano da quasi tutto e aveva la discesa nel destino. Nei suoi occhi c’era la linea sottile dell’orizzonte del traguardo, un punto vuoto che si intuisce più che vedere, con i piedi usati a modo di vibrisse, per emulare i gatti che non arriveranno mai alla settima vita. E la ragazza che sullo slittino ci andava dal maso al paese cominciò a vincere, e poi a vincere e vincere ancora, prima in Coppa del Mondo e finalmente alle Olimpiadi, a prendersi la medaglia che ti porta nella storia. E dopo aver vinto tutto, scoprì che quel tutto era niente, non le bastava più, c’era qualcosa da cercare oltre il tutto, per scoprire se fosse così vero che non si potesse andare oltre. E quel tutto lo andò a cercare sempre sulla stessa pista di prima, stavolta guidando un bob, e con lei c’era un’altra che aveva vinto tutto ma altrove, nel ciclismo però, era Antonella Bellutti. Insieme sarebbero andate a prendersi un’altra medaglia, alla corsa finale di quella che per Gerda sarebbe stata l’ultima delle sei Olimpiadi. Un tempo davvero infinito, per chi aveva l’abitudine di affilare il successo sulla lama degli attimi.