Un’impresa epica che va oltre l’aspetto meramente sportivo. Haifa Yousoufi, 24 anni, è diventata la prima donna afgana a scalare i 7492 metri del monte Noshaq, la vetta più alta dell’Afghanistan. L’impresa è avvenuta il 10 agosto scorso ed è divenuta subito storia, un evento straordinario in un paese in cui le donne hanno davvero poche possibilità nel campo dell’alpinismo, e non sono i quello.

Questa impresa ha un forte valore simbolico. “L’ho fatto per ogni singola ragazza” ha detto Hanifa Yousoufi “le ragazze dell’Afghanistan sono forti e continueranno a esserlo”. Prima ancora di affrontare le difficoltà tecniche e fisiche dell’ascensione, Hanifa ha dovuto superare le resistenze contro le donne e le attività femminili, che sono purtroppo ancora fortemente presenti in Afghanistan. L’impresa ha rischiato di fallire già in partenza a causa dei combattimenti in atto nel distretto vicino. La spedizione si è svolta in gran segreto e solo dopo il successo è stato deciso, non senza rischi, di rivelare il nome completo della giovane alpinista.

L’Afghanistan è stato definito il posto peggiore al mondo per essere una donna. I dati più recenti  forniti da Human Rights Watch sono a dir poco sconfortanti: l’85% delle donne è senza istruzione, la metà si sposa prima dei sedici anni, ogni due ore una donna muore nel Paese dando alla luce un figlio, i casi di violenza sono cresciuti del 25% nell’ultimo anno e, sempre l’anno scorso, 120 donne si sono date fuoco.

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