In Italia il numero di atleti/e che abbandonano lo sport tra gli 11 e i 14 anni è altissimo, soprattutto per le ragazze. Se pensiamo al mondo del calcio femminile, è noto a tutti che essendoci un esiguo numero di squadre femminili, soprattutto per le giocatrici dai 13 anni in su, momento in cui non possono più fare parte di squadre maschili, molte ragazze sono costrette a percorrere numerosi chilometri per potersi allenare e macinarne il doppio per disputare la partite.
Quanti genitori e di conseguenza ragazze sono disposte a fare questo sacrificio per continuare a giocare? Ricordiamoci sempre che in Italia le calciatrici, anche delle massime serie, sono considerate dilettanti, e quindi prive di qualsiasi tutela dal punto di vista sindacale. Stesso discorso vale per allenatrici e allenatori che lavorano in società femminili.

Nella fase adolescenziale, lo sport ricopre un ruolo fondamentale, favorendo la crescita cognitiva, emotiva e sociale, ma è proprio in questa fase che possono insorgere le maggiori difficoltà, tra cui quella di riuscire a conciliare le esigenze sportive con lo studio prima, e sport e lavoro poi. Le ragazze se non sono ben organizzate, si trovano davanti alla scelta tra il mondo dello studio e quello sportivo, mondi che spesso vengono considerati contrapposti”

Lo sport, per i suoi valori educativi e sociali, è fondale per la salute fisica e mentale delle ragazze. L’attività sportiva acquisisce un importante ruolo educativo, aiutando ad incanalare tutte le emozioni, a maggior ragione quelle che riguardano l’aggressività, in maniera socialmente accettata, nel rispetto di norme di comportamento definite. In particolar modo, i giochi di squadra contribuiscono allo sviluppo relazionale dei ragazzi/e, attraverso la presenza del gruppo, luogo di confronto, condivisione e appartenenza.
Purtroppo però in Italia la maggior parte degli istituti scolastici non tutelano le giovani atlete che spesso si vedono impegnate in raduni con le squadre o le nazionali che le tengono lontani dai banchi per diversi giorni. In molti studi emergono elementi comuni e si è notato che molti giovani in età di studi universitari non svolgono più nessuna attività sportiva significativa; molti l’abbandonano proprio in corrispondenza dell’inizio della carriera universitaria per motivi logistico – organizzativi ma anche per un pregiudizio culturale di necessaria alternanza tra sport e studio.

Perché le ragazze che si apprestano ad iniziare una carriera di successo nel mondo dello sport spesso si sentono dire di dover rinunciare all’attività sportiva perché difficilmente conciliabile con lo studio e/o lavoro? Cosa si può fare, dunque, per prevenire il drop out adolescenziale e, specialmente quello femminile nello sport, senza che l’atleta debba rinunciare a studiare, o viceversa?

Molto importante è che le istituzioni intraprendano politiche volte a supportare l’importanza dell’attività fisica e dello sport. Un modello che potrebbe essere preso in considerazione è quello Svedese, il cui obiettivo è di far sì che gli atleti di livello élite siano capaci di procedere con una vita normale all’interno della società, una volta terminata la loro carriera sportiva. Da qui l’idea di creare delle scuole Nazionali di Sport élite in cui atleti adolescenti tra i 16 e i 18 anni, considerati talentuosi – non solo calciatori, ma anche atleti di altri sport – i quali possono praticare sport, andare a scuola e vivere nel campus.
Secondo alcuni studi, i benefici di avere una doppia carriera sono: uno stile di vita bilanciato, un ridotto stress, autoregolazione, effetti postivi grazie alla socializzazione,  migliori piani di carriera, alta occupabilità dopo lo sport.

Di seguito riportiamo le interviste a Fabiana Comin, allenatrice del Fortitudo Mozzecane e Angela Locatelli, capitano dell’Asd Mozzanica. Dalle parole di entrambe traspare la passione per questo sport. Nonostante abbiano tutti i numeri per essere delle vere e proprie professioniste nel calcio, come tante altre loro colleghe, non possono vivere solo di calcio.

fabiana-cominAllenatrice Fortitudo Mozzecane – Fabiana Comin

  1. Come si svolge la tua giornata tipo?
    “La mia giornata tipo inizia con la sveglia alle 6:45 del mattino, alle 8:00 sono già a lavoro, in ufficio o dai clienti per un controllo del lavoro svolto dalle dipendenti. In genere alle 13:00 faccio pausa pranzo e nel pomeriggio, dalle 14:00 svolgo per la maggiore lavoro d’ufficio fino alle 18:00 circa, poi si va al campo di Mozzecane per l’allenamento della Serie B il quale inizia alle 19:30 e termina alle 21:30 circa. A seguire cena”
  1. Come mai la scelta di una doppia carriera? “La doppia carriera è stata dettata dal fatto che sono sempre stata appassionata del calcio, ho cominciato a 12 anni, avendo una dote naturale come portiere, sin da piccola facevo parte della Rappresentativa Veneta, finita la scuola dell’obbligo i miei genitori, i quali erano contrari al fatto che giocassi a calcio, mi diedero un out out, se volevo giocare a calcio dovevo lavorare, cosi cominciai subito a 14 anni a lavorare in fabbrica. Da lì non ho mai avuto problemi nello svolgere le due attività, ora gestisco un’azienda e faccio l’allenatore, riesco a ritagliare il tempo necessario per il calcio. Infatti i 5 anni del Verona facevo gli allenamenti al pomeriggio senza problemi”.
  1. Quali sono i maggiori ostacoli ad una carriera nel calcio? “L’ostacolo principale ad una carriera nel calcio è la mentalità italiana sulle donne nello sport. Per quel che riguarda il calcio femminile, sembra ridicolo, ma è un ambiente con una mentalità maschilista sia sulla gestione tecnica al femminile, sia sulla gestione dirigenziale, basti pensare alle società di serie A, al rapporto uomini e donne negli staff tecnici e dirigenziali. Ma stiamo facendo passi da gigante, avere una società in serie A come la Fiorentina che ha investito nel calcio femminile, creando un progetto importante, investendo non solo nel settore giovanile, ma prendendosi in carico anche della serie A e primavera, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Spero che con il tempo la stessa società dia spazio a tecnici donne e dirigenti donne anche in prima squadra. Questa non vuol essere una crociata contro i colleghi maschi, ma un consiglio a tutte le società nel creare staff misti, a mio modo di vedere più completi, in quanto modi di vedere e di agire diversi tra uomo e donna”.
  1. Quale impatto ha sul tuo stato fisico e mentale avere una doppia carriera? “Se guardiamo il fisico, un po’ appesantito, ma non certo perché alleno, anzi… Diciamo il fatto di avere due impegni, così importanti, mi mantiene sempre attiva, più dinamica nell’affrontare le problematiche, più propositiva nel rapporto con il prossimo. Certo che tempo per la mia vita privata a volte non ne ho molto, questo però non mi pesa”.
  1. Hai dei suggerimenti per le istituzioni/federazioni, per frenare l’abbandono sportivo e/o scolastico dei giovani atleti?“Penso che le istituzioni debbano obbligare le scuole nell’avviare i giovani Atlete/atleti a tutti gli sport, compreso il calcio. Ricordiamo che nelle scuole elementari non c’è l’obbligo dell’attività motoria, poi in 2 – 4 ore alla settimana che attività fisica possono fare? Aumentare le ore per l’attività motoria nelle scuole d’obbligo è il primo passo, creare delle lezioni di calcio con tecnici federali preparati, dare la possibilità di imparare a giocare divertendosi, tutti assieme, che si vinca o che si perda. Purtroppo l’esasperazione della Vittoria porta spesso all’allontanamento dei bambini/e perché non si divertono. Dare spazio a tutti/e, non solo a chi è più bravo/a, gli allenatori troppo spesso, sentendosi pressati dalle società, danno importanza al risultato precludendo il gioco a quei ragazzi che non sono bravi. Voglio ricordare che i bambini hanno il loro tempo di apprendimento: standogli vicino e dando la possibilità a tutti, con il tempo, ci possono sorprendere. Per evitare l’abbandono scolastico credo si possa pensare a delle borse di studio, credo stimolare gli atleti a fare meglio per riuscire sia nello sport che nello studio sia un altro passo importante che si possa fare in Italia. Aiutare le ragazzine che sin da piccole si trovano catapultate in Nazionali Under 16/17/19, perdendo settimane intere di scuola, so che hanno dei tutor quando vanno ai ritiri delle Nazionali, ma le nostre istituzioni non permettono troppe assenze da scuola, creare un progetto scolastico per queste ragazzine sarebbe importante onde evitare che con il tempo debbano abbandonare lo studio o il calcio. Educare le famiglie: troppo spesso il problema sono i genitori che pensano di avere un campione in famiglia e lo pressano troppo a casa per la loro prestazione, sostituendosi ai tecnici, dimenticandosi che a casa le figlie/i hanno bisogno dei genitori che stiano loro vicino anche se a volte sbagliano o non riescono nella carriera che il padre si era immaginato”.
    angela-locatelliAngela Locatelli, capitano dell’Asd Mozzanica
  1. Come si svolge la tua giornata tipo?
    “La mia giornata tipo non può che incominciare presto, poiché lavoro in un panificio pasticceria e pertanto alle 6 sono già in azione. Lavoro tutta mattina facendo poi un break di circa un’ora e mezza per poi ricominciare alle 14.45 circa e lavorare fino a quando non mi preparo per andare all’allenamento, che inizia alle 18.15. Nei giorni in cui non mi alleno lavoro anche fino a dopo le 19.30, dipende un po’ dalla mole di lavoro”.
  1. Come mai la scelta di una doppia carriera?
    “La mia scelta diciamo che è dovuta al fatto che non si vive di solo calcio e in qualche modo un futuro te lo devi garantire. Anche se non lavorassi nella pasticceria dei miei comunque avrei cercato un lavoro, perché mi manca un esame per laurearmi”.
  1. Quali sono i maggiori ostacoli ad una carriera nel calcio?
    “Credo che l’ostacolo più grande in una carriera calcistica sia sicuramente a livello economico, perché per quanto riguarda passione, impegno e dedizione allo sport non ci possono dire proprio nulla. Quando io ho cominciato non c’erano squadre femminili o comunque non potevi giocarci fino all’età di 12 anni. Adesso i tempi sono cambiati e le ragazzine che oggi giocano nelle squadre affiliate a squadre maschili di serie A possono auspicare forse ad avere quel qualcosa che si è cercato per anni”.
  1. Quale impatto ha sul tuo stato fisico e mentale avere una doppia carriera? Sicuramente è abbastanza influente sullo stato fisico, poiché il lavoro che io faccio è soprattutto fisico, anche se nonostante tutto sono sempre riuscita a trovare la forza di fare tutto perché la passione è troppo forte. Sul lato mentale invece il calcio è un ottimo sfogo e un ottimo scacciapensieri”.
  1. Hai dei suggerimenti per le istituzioni/federazioni, per frenare l’abbandono sportivo e/o scolastico dei giovani atleti?
    “L’unico suggerimento che posso dare è quello di istituire dei programmi di recupero per quegli studenti che sono impegnati in sport agonistici, in modo da non permettere l’abbandono della scuola la quale è fondamentale per costruirsi un futuro. Lo sport è fondamentale nella vita, ma arrivi ovviamente a un punto in cui per motivi fisici devi mollare. La cultura, lo studio e la passione non potrà mai toglierteli nessuno e questo è un dato di fatto, anche se ancora molti non lo credono”.

Francesca Gargiulo