Alessia Trost ha 26 anni e un’immensa passione per l’atletica. Passione che l’ha portata a vincere medaglie su medaglie fino a diventare una delle atlete di punta della sua specialità: il salto in alto. Una madre operaia in una fabbrica di lampade scomparsa prematuramente e un padre ex elettricista che per diletto allena una squadra giovanile di atletica. Guardando attentamente quelle ragazze grandi spronate da papà, nasce e cresce in lei questa infinita passione. Reduce dai campionati Europei Indoor dove non è stata fortunata, l’azzurra ora ha in testa i prossimi Mondiali.
Alessia, come hai iniziato?
Seguendo il papà podista che allenava a Pordenone. Successivamente ho incontrato il primo allenatore Gianfranco Chessa, con lui ho fatto atletica fino a 16 anni. Poi intorno ai 18 piano piano ho dirottato verso il salto“.
Chi ti ha incoraggiato di più?
Sicuramente Gianfranco mi ha dato tantissimo anche perché ha influenzato quella che poi era una scelta naturale per il mio tipo di struttura fisica. Poi arrivavo anche le prime convocazioni nelle rappresentative e allora cresceva in me l’idea che davvero stavo facendo la cosa giusta“.
Sei alta quasi un metro e novanta. Questi centimetri sono mai stata un ostacolo o comunque un problema?
Diciamo che quando ero piccola piccola non davo troppo importanza all’altezza. Dalla prima elementare alla terza media me la giocava con un compagno e la cosa mi divertiva anche. Con l’adolescenza invece la cosa ha iniziato a darmi fastidio, ero più alta di molti maschi e non mi piaceva. Ecco l’atletica mi è servita per riappropriarmi del mio corpo e amarlo di più“.
Hai tatuaggi?
“No”.
Un’amica del cuore?
Il mio fidanzato è anche il mio miglior amico“.
Sei fedele?
“Assolutamente sì”
Che rapporto hai con il tuo corpo?
Ottimo anche se mi toglierei cinque centimetri, o forse anche sei…“.

Sei felice?
“Moderatamente sì. Diciamo che in questo periodo riuscissi a saltare un po’meglio lo sarei di più. Ma va bene così”.
La cosa che non sopporti?
La falsità
La parolaccia che usi più spesso?
Cazzo
Poseresti nuda per un servizio fotografico?
No
Donna, atleta e maternità. Pensi che possano coesistere?
Ogni tanto ci penso, mi pare ovvio. Devo dire che quando si è nel pieno la si vede come una cosa lontana, anche perché difficilmente si troverebbe il tempo per fare tutto. Ma vedo che tante colleghe ci riescono alla grande, magari dopo i trent’anni quando dopo tanti anni hai voglia di altro“.
Oltre all’atletica che passioni hai?
Faccio la vita di una ragazza di 25 anni e studio agraria. Leggo  molto, mi piace“.
Quando si guarda una gara di salto in alto spesso ci sono gli applausi che accompagna la vostra rincorsa. Non ti danno fastidio?
La grande bellezza di uno stadio pieno è che aiuta chi deve concentrarsi. Mi spiego meglio: più c’è confusione più è facile isolarsi e pensare a quello che si sta per fare. Peggio quando c’è poca gente e quando c’è silenzio“.
E quando chiamate voi la claque?
Significa che non ne ho più, almeno così è per me. Chiamo l’applauso come per dire: non ne ho più dovete aiutarmi voi“.

Alessia Trost
Esiste il salto perfetto?
No, esiste il buon salto per ogni singolo atleta in quel momento“.

Alessia Trost