Alle paralimpiadi di Tokyo Bebe Vio è andata alla grande conquistando medaglie nell’individuale e trascinando la squadra al successo.Vittorie arrivate dopo l’ennesimo periodo di sofferenza. Durante le settimane precedenti la partenza per il Giappone Bebe ha vissuto un autentico dramma che lei stessa ha svelato in in un’intervista al Corriere della Sera.

Sapevo che il mio corpo per rimettersi in pieno ha bisogno di tempo e invece, appena ho iniziato a tirare di scherma, ho forzato. E ho tirato una botta così forte che mi è quasi uscito il gomito… Un infortunio serio. A un certo punto pareva tutto finito. Quel braccio mi era completamente morto. Mi hanno detto: ‘In due settimane va amputato, poco più e sei morta, se continui così sei morta’. In pratica era come fosse tornata la malattia…“.

A poche settimane dalla partenza per Tokyo l’avventura olimpica pareva essere compromessa: “Avevo perso dieci chili, il braccio con cui tiro era magro magro, svenivo e vomitavo. Così sono arrivata ai Giochi di Tokyo“.
Nonostante le insistenze del medico della nazionale, Bebe Vio è andata avanti. Voleva esserci a tutti i costi e voleva quella medaglia. “Una gara di scherma è composta da alcuni match la mattina, altri al pomeriggio. Faticosissimi. Il mio corpo proprio non era in grado di reggerli, fisicamente. Durante un match l’adrenalina è talmente alta che non senti dolori ma appena finivo il match mi prendevano per la collottola del giubbetto elettrico e mi portavano via perché svenivo. Non potevamo far vedere che stavo male in gara. È uno sport di combattimento, non puoi dire al tuo avversario che stai male”.