Archiviati, almeno per ora, i successi del suo Brescia, mister Milena Bertolini si dedica alla promozione del calcio femminile in giro per l’Italia. La scorsa settimana l’allenatrice campionessa d’Italia ha fatto tappa a Gradisca d’Isonzo per commentare il libro “Giocare con le tette” nel corso della rassegna “Il giardino degli incontri – Percorsi di vita e di arte”.

Il Messaggero Veneto riporta le parole di Bertolini: “In questo momento in Italia non c’è la concreta volontà di far decollare il calcio femminile. Negli ultimi 40 anni non sono stati fatti passi avanti, è un problema culturale, perché il calcio è ancora considerato un mondo maschile e le donne che vi entrano violano un territorio. Devono avere qualcosa di sbagliato e quindi essere uomini mancati. E da qui gli insulti, da Belloli e Tavecchio in giù”.

“La Federcalcio ha cercato di fare qualcosa – ha continuato l’allenatrice –, ha creato una commissione per il calcio femminile e quindi un comitato esecutivo, che però è composto solo da uomini. Donne ai vertici della Figc non esistono. La visione generale è che le donne che fanno calcio non siano atlete, ma corpi da guardare, come le ballerine. Tanto che mi sono arrabbiata molto quando le istituzioni calcistiche hanno promosso la partecipazione della Novellino a miss Italia”.

Mancano le leggi, spiega Bertolini: Il professionismo c’è solo per gli uomini e la politica in questo senso dovrebbe dare una mano – ha aggiunto – Le ragazze fanno quello che possono per aiutare il movimento, hanno scioperato per la prima volta per farsi ascoltare e ottenere qualcosa dalla federazione. Possono continuare a essere d’esempio giocando, ma chi dovrebbe intervenire è il mondo politico è quello dei dirigenti, che oggi non hanno coraggio di portare cambiamenti all’interno del sistema. E poi un altro aspetto importantissimo è l’educazione, che sposi la progettualità all’interno delle scuole. Le società professionistiche? Quest’anno l’obbligo dell’anno scorso di costruire nel tempo in serie A, B e Lega Pro un settore giovanile in rosa ha già mutato i parametri ritarati su collaborazioni con altre società. Solamente alcuni club come la Fiorentina, o quelli gestiti da proprietari stranieri come la Roma o l’Inter, credono nel calcio femminile. E guarda caso proprio dove la mentalità è diversa da quella tipica italiana”.

Foto: ACF Brescia

 

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