Attorno al successo della Nazionale Italiana di Rugby femminile ci sono tante ragazze come loro. Ragazze spettatrici degli incontri in tv, in streaming e sui Social. Si può dire che il rugby femminile italiano stia crescendo una sua tipologia di ragazze sostenitrici che si identificano in chi gioca.
Ne abbiamo sentita una. Si fa chiamare Black Dalia, è una ragazza che non si perde una sola partita della nazionale femminile. Un amore per il rugby che rappresenta un legame intenso con i propri affetti più cari. Quelli di sangue. Ho trovato molto bello scoprire questo in una tifosa come Dalia, detta Black. E’ la testimonianza che questo gioco al femminile  è davvero entrato nella vita di tante ragazze italiane. Che non è solo quel che si vede in campo. Che per viverlo e giocarlo, non occorra per forza essere rugbiste!
Raccontaci di te e della tua passione per il rugby…
Si può dire ttto veramente in poche parole. C’è ansia speranza che si arrivi al risultato e durante la partita tanto buonumore perché il rugby va vissuto con amici che devono tifare con intensità.In un certo senso ci testiamo per le partite che vedremo allo stadio!! ( ahahaha ride ndr). Per le ragazze del rugby femminile ho molta ammirazione. Riuscire ad alti livelli come ora ed essere al quinto posto nel ranking mondiale dietro a grandi nomi riempie d’orgoglio. I sacrifici che fanno, la passione e l’amore sono stati premiati. Poi le vedi giocare e ti scoppia il cuore d’orgoglio perché ci regalano prestazioni da sogno”.
In effetti in questo momento per le donne il rugby in Italia sembra un sogno!
Si,  è vero un meraviglioso sogno in cui ti identifichi e ne rimani stregato. Poi, ci ragioni, dopo ogni attesa di partita e al termine di un incontro visto in tv. Ti rendi conto che non stai sognando e che sta succedendo, vincono e stravincono. E ti viene voglia di stare li fisicamente abbracciarle e gridare a tutte loro BRAVE, SIETE MITICHE!!! E te lo confesso. Mi piace di più essere una donna in questi momenti. Nonostante le note dolenti di questi ultimi anni l’italrugby la si ama sempre. Ovvio che ogni volta che c’è il Sei nazioni o il mondiale ti metti davanti alla TV piena di speranza in un assalto da leoni (perché sono leoni su questo non ho dubbi)“.                                                                                                                             
Hai mai giocato Dalia? A  proposito il tuo nome?
No mai. E’un mio cruccio ma è allo stesso tempo la motivazione e il mio sogno per seguirlo in tutto questo nostro rugby. In effetti potrei cercarmi una squadra Old e buttarmi nella mischia! Mi chiamo Monica“.
Black è il nome da battaglia quindi?
Si… Rispecchia il mio carattere in effetti, non nel senso di nero buio ma bello tosto. Lo identifico col rugby e con il mio sogno mai realizzato di giocarlo. Mi far star bene, il rugby mi far star bene! E che sia chiaro. È amore incondizionato“.
Ma quando ti sei innamorata del rugby, perché questo amore è così forte  pur non essendo stata mai una giocatrice?
L’amore per il rugby credo sia scoppiato già da bambina. Un papà che ti porta con sé a vedere le partite e che ti fa saltare in aria abbraccia e urla ad ogni meta. E tu cresci con questo appuntamento col papà che ti coinvolge! Ti entra dentro nel DNA. Poi capita come sempre nella vita purtroppo che il tempo passi, che i giochi cambino. Ti accorgi di non essere più bambina di colpo. Che tuo papà vada via per sempre. Ora da adulta però continuo anche se lui non c’è più. In fondo per me è un modo insieme a tanti altri di averlo vicino e sentirlo quando mi spiegava le regole del gioco. Per il rugby il mio amore non potrebbe mai scemare ma solo aumentare!”.
Grazie Dalia, sei state gentilissima e simpaticissima. Quello delle tifose e dei gruppi tv è un bello spunto. Il movimento sta crescendo e anche noi che scriviamo e voi che avete passione siamo parte di queste imprese.  Ma a  proposito..Per le foto scegli tu?
“No, No ( ride di cuore ) fate voi… quelle meno sexy  ovviamente! ( ride ancora ) Te l’ho detto sono una spontanea, una Mediterranea senza speranza”.

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