Domenica Martina Rosucci, centrocampista del Brescia, è stata protagonista di Girl’s football Open Day, manifestazione organizzata dal Settore Giovanile e Scolastico della Figc per la promozione del calcio giovanile femminile. Intercettata dai colleghi di Italpress, la Nazionale ha toccato tanti temi importanti sul calcio femminile.

Sugli inizi: “La mia passione per il calcio è nata grazie a mio fratello gemello ero la mascotte della squadra dove lui giocava e ricordo che quando andavo a vedere le partite davo una caramella gommosa a tutti quelli che secondo me avevano giocato meglio. Poi il mister mi chiese di iniziare a giocare e da quel momento non ho più abbandonato il campo da calcio”.

La svolta: “Quello che determinò la mia scelta fu ciò che sentii nel momento in cui decisi di smettere, quando rimasi ferma un anno perché non volevo giocare con le femmine. Capii che mi mancava l’aria e il pallone era la mia ragione di vita, allora ho ricominciato e da lì ho veramente capito che volevo fare la calciatrice”.

Sui preconcetti del mondo maschile: Penso che sul mondo del calcio femminile ci siano stereotipi da abbattere. Una ragazza può giocare a calcio, mettersi il tacco e la gonna e non per questo essere definita un maschiaccio. Io quando gioco sono un guerriero e quando sono fuori dal campo mantengo la mia femminilità. I preconcetti secondo cui il calcio è uno sport da maschio esistono, ma solo in Italia. All’estero non c’è questa idea, il calcio sta diventando uno sport sempre più giocato dalle donne, sta avendo un grandissimo sviluppo e purtroppo in Italia c’è ancora una mentalità maschilista, penso sia un problema culturale. Ho avuto la fortuna di giocare in diversi campi in Europa, sono stata in America dove il calcio è uno sport femminile e per strada vedevo anche cartelloni pubblicitari con raffigurate calciatrici. Sostanzialmente l’Italia deve cominciare a entrare nell’ottica che la calciatrice è un’atleta”.

Un futuro da mister: “Spero tra dieci anni di poter allenare finalmente una squadra professionista, perché purtroppo nel nostro Paese c’è ancora il dilettantismo. Il mio sogno è quello di essere professionista in Italia e penso che qualcosa sia stia muovendo, sono positiva e mi piace pensare che tra dieci anni il calcio femminile sarà uno sport molto rinomato e seguito. Proprio per questo alle più piccole dico di buttarsi, di avere coraggio e seguire la passione”.

Su Nazionale e Brescia: “Quello dell’Europeo era un obiettivo da raggiungere a tutti i costi che a luglio ci vedrà contro le Nazioni piu’ forti d’Europa. La Supercoppa invece sarà un appuntamento molto importante per il Brescia, prima dell’avvio del campionato”.

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