Due calciatrici dell’Arezzo calcio femminile la scorsa domenica non hanno potuto rispondere presente alla convocazione per la partita di campionato. Le due ragazze in questione, Carolina Paganini e Laura Teci, lavorano per un’azienda aretina e la scorsa settimana la titolare ha comunicato alle proprie dipendenti che non potevano proseguire con l’attività sportiva, decisione dettata dalla paura che possano contrarre il Covid.
Questa decisione oltretutto arriva in un momento particolare della stagione considerando che la squadra dell’Arezzo sta lottando ai vertici del proprio girone per la promozione in serie B.

La replica della società Arezzo

La società toscana ha ovviamente preso posizione. “ci sono protocolli molto rigidi imposti dalla Lega Nazionale Dilettanti che comportano tamponi tutte le settimane a 48 ore dalla partita in programma la domenica”.Quante aziende effettuano tamponi una volta a settimana ai propri dipendenti? Perché non dovrebbe allora essere l’ACF Arezzo ad aver timore che siano le calciatrici nei loro luoghi di lavoro a contrarre il virus ed eventualmente rischiare di contagiare il gruppo squadra?”.
E poi ancora. “Essendo il campionato di Serie C femminile di interesse nazionale le misure cautelative anti contagio sono precise e stringenti, ed ogni settimana la Società rispetta il protocollo obbligatorio stabilito dalla Lega Nazionale Dilettanti non solo in ordine alle precauzioni che ormai abbiamo imparato a conoscere tutti come mascherine, gel igienizzante e guanti, ma soprattutto con tamponi settimanali ai quali tutto il gruppo squadra si sottopone. La Società desidera ricordare che sin dall’inizio della stagione si è sempre adoperata per tenere sotto controllo la situazione programmando ed effettuando numerosi test anche quando non risultava obbligatorio per garantire a tutti i tesserati e le tesserate lo svolgimento dell’attività in totale sicurezza”.

L’Assessore allo Sport

L’assessore allo sport Federico Scapecchi ha preso una posizione molto chiara in merito alla vicenda che ha coinvolto due calciatrici dell’Arezzo calcio femminile esprimendo massima solidarietà alla società amaranto del Massimo Anselmi.  “Comprendo benissimo la preoccupazione di un imprenditore rispetto ai danni a cui la propria azienda può andare incontro se si sviluppa un focolaio al suo interno, ma difendo anche il sacrosanto diritto dei lavoratori e delle lavoratrici a impiegare come meglio credono il proprio tempo libero. Tra l’altro, nella fattispecie, l’Arezzo calcio femminile sottopone settimanalmente a tampone, a proprie spese, tutte le calciatrici. Quanti fanno lo stesso con i propri dipendenti?.