Calcio

Calcio femminile / Al cuor non si comanda: Nicole Peressotti torna in campo dopo quattro anni

Sono passate ben 4 stagioni dall’ultima partita di Nicole Peressotti, difensore friulana classe 98 ed ex Tavagnacco, prima che il ginocchio le facesse quell’assordante “crack”. Quattro anni di calvario con un susseguirsi d’infortuni e il campo che sembrava sempre più lontano. Nicole non ha mollato ed è pronta a ripartire più carica che mai.
Ma chi è Nicole Peressotti? Basta tornare indietro di qualche annetto, precisamente il 2014, quando la nazionale under 17 si giocava il mondiale in Costa Rica. “Durante, Rizza, Peressotti, Boattin e Vergani…” questo il reparto difensivo azzurro capace di chiudere il mondiale con lo storico 3° posto. Dopo l’esperienza oltreoceano, Nicole viene nominata capitano del nuovo corso delle leve 98-99.
Sembra uno di quei sogni dal quale non vorresti svegliarti mai, ma il destino le ha giocato un brutto scherzo. Nel 2016 si rompe il legamento crociato anteriore e viene sottoposta ad operazione chirurgica ma da li in poi i problemi fisici la mettono in parte fuori dai giochi. Ma lei combatte, non molla e ora rieccola in pista.
A distanza di quattro lunghissimi anni Nicole è pronta, finalmente, a riallacciarsi gli scarpini. Questo il suo post su Facebook:

Era il 2016, avevo 18 anni e venivo da un infortunio di 7 mesi quando ho giocato la mia ultima partita. Sono passati 4 anni dall’ultima volta che ho fatto una stagione intera, con gli occhi di una sedicenne che solo l’anno prima ha giocato un mondiale. Mi ci sono voluti 4 anni per capire cosa questi infortuni mi volessero dire, e forse lo devo ancora comprendere pienamente. È stato un anno importante, il primo senza calcio, il primo in cui ho capito che sono qualcuno anche al di fuori del campo, che posso stare anche senza giocare. Non è così scontato, per niente. E allora perché scegliere di ricominciare? Squarciare una cicatrice con cui avevo imparato a convivere?
Perché ora sono pronta, non ho più paura, non mi sento più indietro e in continua rincorsa delle altre. Sono testarda: a 21 anni voglio decidere io quando smettere. E poi perché, ovvio, la serenità che ti dà il pallone ancora non l’ho trovata da nessun’altra parte. Comanda il cuore. 
E perché da qui?  Avevo bisogno di un posto nuovo, dove costruire la nuova Nicole. Per togliermi dalla testa l’idea di una vecchia me, una a cui era stato promesso tanto, forse troppo. Per capire chi è quella con le scarpe da calcio addosso, per riniziare da zero. E per farlo devo partire dal principio, dal fondo, costruirmi, conoscermi, accettarmi nelle mie nuove vesti. E perché solo qui potrei trovare calma e serenità, e quel divertimento che mi ha fatto innamorare del calcio. Senza ambizioni. Senza pressioni.
A gennaio non lo avrei creduto possibile. A stento corricchiavo, figurarsi calciare un pallone. Ho vissuto tutto questo tempo con un ginocchio che continuava a fare crick, crock, crack, che non si piegava, che mi dava fastidio solo a far festa con le amiche. Ho visto il muscolo farsi, disfarsi, rifarsi di nuovo. Ho mollato, rinunciato, smesso. Poi mi hanno ripreso per mano, e, tra qualche palleggio in palestra e le corse su per sant’Agnese, per la prima volta ho pensato che fosse davvero possibile. Grazie a chi questo percorso l’ha vissuto con me. Alla mia famiglia (che si è subita tutti i miei sbalzi di umore), ai medici, fisioterapisti e preparatori che mi hanno seguito; a Luca Vivan e Giulio Quattrin che in breve sono diventati più dei fratelli maggiori che altro. A Cristian Martinelli che da gennaio a questa parte mi ha ricostruito. Alla misantropia e alla genialità di Sergio Tomadini, che mi hanno tenuto compagnia in questi anni. A tutte quelle persone che si sono dimostrate presenti quando ne avevo bisogno, anche senza che io le chiamassi. Non vi cito perché siete troppe, ma avete fatto la stragrande maggioranza del lavoro, riempiendomi di sorrisi e forza.
A chi non ha smesso di cercarmi anche dopo che la mia “carriera” era finita; una telefonata o un messaggio, al momento giusto, con la frase giusta.
Paolo Ghisoni e la sua La Giovane Italia, per la fiducia che ripone in me e per aver gioito per le mie prime corse.
A chi c’è stato.
E perché no, anche a chi mi ha dato per conclusa e un bel po’ ‘sfigata’. Avete punzecchiato il mio orgoglio. 
E da ultimo (ma non per ultimo), alla U.S. Triestina Calcio 1918 Femminileche ha accolto la mia sfida personale. Non so quanto durerà,  Ma so di aver fatto la scelta giusta. Nicole.”

Informazioni sull'autore

Martina Carpi

Martina Carpi

Ciao mi chiamo Martina e ho 19 anni. Sono diplomata in ragioneria e grande appassionata di sport. Sono infatti cresciuta in una famiglia di sportivi, mia mamma pallavolista, mio papà calciatore e addirittura mio bisnonno materno ex calciatore della Borghesiana, attuale Fc Inter. Gioco a calcio da tanti anni e per questo provo a portare la mia esperienza a Sportdonna con curiosità, aneddoti e dietro le quinte.
Mi piace dedicarmi alla lettura e spero che lo sport in qualche modo possa un giorno diventare il mio lavoro. Il mio motto è: “crederci sempre, mollare mai!”

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