Non è un sabato come tutti gli altri quello di oggi per Elena Tagliabue. Non può esserlo. Domani la “sua” Inter femminile di calcio potrebbe conquistare la promozione in Serie A. Non è difficile immaginare come si possa sentire lei, mamma della calciatrice nerazzurra Regina Baresi, e fondatrice e presidente dell’ A.S.D. Femminile Inter Milano, squadra di calcio femminile che l’ottobre scorso è diventata Inter Women, e della quale ricopre il ruolo simbolico di presidente onorario.
Il calcio e l’Inter sono passioni di famiglia, ma come nasce l’idea di fondare una società di calcio femminile?
Tutto ha avuto inizio quando mia figlia, a dodici anni, dopo averle fatto provare diversi sport, ha deciso di portare avanti la sua più grande passione e iniziare a giocare a calcio in una squadra femminile milanese. Questa società nel 2012 ha però iniziato ad avere problemi economici, c’erano circa trentacinque ragazzine che sarebbero rimaste senza squadra. È nata così la voglia di impegnare forze e tempo in una società di calcio femminile”.

Regina Baresi
Essere presidente significava investire tanto in un progetto che è cresciuto nel tempo e vi ha regalato tante soddisfazioni…
Quando abbiamo iniziato questa avventura eravamo in pochi, abbiamo fatto le cose per bene e i numeri sono cresciuti e ci hanno dato ragione. Abbiamo avuto la fortuna di trovare in Massimo Moratti un aiuto importante, l’ex presidente ci ha aiutato personalmente economicamente ogni anno. Devo ringraziare lui e tutti gli sponsor che hanno investito su di noi”.


Dodici anni in questo mondo, coincidono con un periodo storico nel quale l’interesse per il calcio femminile è cresciuto a dismisura…
Esattamente, io all’inizio mi sono scontrata con persone molto scettiche che non credevano che un giorno potesse succedere tutto quello che invece sta accadendo intorno al mondo del calcio femminile. Io invece ho sempre creduto che l’Italia, prima o poi, si sarebbe potuta dedicare, con interesse e serietà, a questo sport”.
Oggi la normativa Uefa obbliga le società di calcio di serie A e B ad avere la squadra femminile, più difficile per voi, allora, contare esclusivamente sulle vostre forze?
Esatto. Questo da ancora più valore al lavoro svolto da me e chi è stato al mio fianco in questa avventura, per questo ci tengo a citare e ringraziare le persone che hanno condiviso con me ogni cosa: Pierantonio Naplone, Andrea Doria, Gianni D’Igeo e Giovanni Olivieri e Maurizio Volontieri. Senza di loro non saremmo mai riusciti a centrare gli obiettivi che abbiamo raggiunto”.


A un passo dal grande traguardo, domani la partita che vi può riportare in serie A, come state vivendo queste ore?
“Con tanta felicità e tanto orgoglio, perché sia la prima squadra che la Primavera stanno facendo grandi cose e sono state costruite dalla ASD Femminile Inter Milano a luglio dello scorso anno. Insomma, un ciclo che si chiude nel migliore dei modi”.
Un percorso lungo dodici anni che si chiude, appunto,  con una promozione e un campionato trionfale, quali sono gli obiettivi futuri?
Marotta dovrebbe essere la persona che prenderà in mano il progetto del calcio femminile, e credo che i progetti e gli obiettivi si tratteranno a maggio, di certo, posso dirvi, che saranno sicuramente progetti ambiziosi, perché ambiziosa è la società. Anche nel femminile si punterà a vincere. Penso che il traguardo sia quello di giocarsi la Champions League tra due anni”.
La storia di questa società è davvero entusiasmante, quasi una favola, ma secondo lei, il calcio femminile potrà mai raggiungere, a livello di interesse, quello maschile?
Io credo di sì. Credo che l’interesse, grazie anche ai media, stia crescendo. Penso anche che tutti i tifosi interisti, piano piano, si stiano interessando anche alle sorti della squadra femminile, perché è già una cosa che stiamo riscontrando. Sarebbe bello, e un altro passo in avanti, che prima di ogni gara si desse spazio ai match del femminile. Io spero ci si possa arrivare presto”.

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