Hope Solo, la calciatrice più rappresentativa degli Stati Uniti, pur vivendo questo suo primo Mondiale di calcio femminile lontano dal campo da opinionista per la BBC, ha deciso di ripercorrere le tappe di quello che è stato il suo addio alla nazionale femminile degli USA. Per farlo sceglie le pagine de “The Guardian” e non risparmia un duro attacco alla federazione statunitense rea di aver sfruttato le sue dichiarazioni per escluderla dalla nazionale e dal movimento.

L’ex portiere torna quindi a parlare di quanto successo durante le scorse olimpiadi di Rio del 2016. Gli Stati Uniti cadono, dopo i calci di rigore, contro la Svezia (questa sera alle 21 ci sarà proprio Stati Uniti-Svezia). La delusione è forte e intervistata a fine match Hope Solo definisce il team svedese “codardo”. Niente di personale, solo un modo per descrivere lo stile di gioco delle gialloblù che affrontano la sfida in maniera troppo difensivista. Quello che in Italia chiameremmo catenaccio. Certamente Solo poteva usare termini migliori per esprimersi ma in quel momento ma, forse, andrebbe analizzato il contesto per capire che, a volte, rabbia e delusione possano non far esprimere al meglio le persone.
Hope Solo però, smaltita l’adrenalina e rientrata in hotel, decide di andarsi a scusare con il capitano della Svezia, Charlotta Eva Schelin, per tutti Lotta: “Ho molto rispetto per te e la tua squadra, questo lo sai però ho parlato con i media e gli ho detto che abbiamo perso contro una squadra di codarde”. La risposta fu delle più cortesi: “Non ti preoccupare Hope ma era l’unico modo che avevamo per battervi, lo sai anche tu questo”. Uno scambio di battute che poteva tranquillamente finire così. Scuse accettate. Se la questione si risolve tra i capitani, le donne più rappresentative dei due team, inutile alimentare le polemiche.
Avevo parlato prima di rientrare negli USA anche con Sunil Gulati, all’epoca a capo della USSF e non avrei immaginato che avrebbero poi deciso di farmi la guerra mediaticamente. Anzi, era stata una conversazione piacevole. Però, con il tempo ho capito che quella era per loro l’occasione giusta per “eliminare” un nemico nella lotta per l’equal pay. Così mi hanno dipinta come una persona che non rappresentava i valori del paese e come una antisportiva” aggiunge Hope Solo ripensando a quei giorni. I media poi hanno scelto di credere a quella storia.

Hope Solo continua la sua battaglia, ufficialmente non ha mai dato l’addio al calcio giocato ma difficilmente la si rivedrà in campo: “Mi sono lasciata travolgere dalle emozioni che hanno preso il sopravvento e l’ho pagata cara. Forse il movimento non era ancora pronto a calciatrici che non mantenessero il controllo anche nelle dichiarazioni. Adesso al Mondiale di Francia le cose potrebbero cambiare. Basta pensare alle dichiarazioni di Sam Kerr dopo che la sua Australia ha battuto il Brasile”.

E questa sera, a tre anni di distanza, Svezia e Stati Uniti si ritroveranno una di fronte all’altra. Ma sarà una sfida totalmente diversa, parola di Hope Solo: “Sarà la sfida più difficile per gli USA tra quelle affrontate fino ad ora sono la squadra più forte. Sarà un bel test, sono vere sfide, quelle che vale la pena di giocare. Le mie preferite. Ma non sarà come ai giochi di Rio”. Non lo sarà sicuramente: nell’attacco della Svezia non ci sarà Lotta, a difendere la porta degli Stati Uniti non ci sarà Hope Solo.

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