Uomo o donna? Non si è ancora capito. Caster Semenya davvero non finisce di stupire: a Pretoria ha vinto i 1500 e i 5000 m in un solo pomeriggio. E lo ha fatto con una facilità e una distribuzione di sforzo che fanno pensare a un allungamento di distanza per la possente (e discussa) mezzofondista. Caster è nata come specialista degli 800 m: ricordiamo i due successi olimpici e i tre mondiali, oltre alle affermazioni ai Giochi del Commonwealth.
Indubbiamente lei fa notizia per le continue e infinite diatribe circa il vero sesso. Recentemente si è in attesa della sentenza Cas circa i livelli di testosterone: l’atleta sudafricana, dal canto suo, non ha mai fatto nulla per celare la propria omosessualità. Sesso o non sesso, Caster prima si è imposta con 4’14”69 sui 1500, quindi ha vinto tranquillamente i 5000 m in 16’11”59, poco più di un test per il suo stato di forma. Non fanno tanto rumore i responsi cronometrici (per dare un’idea: il record personale sui 1500 è di 3’59”), quanto la capacità di sopportare due fatiche del genere a pochi minuti di distanza. Indubbiamente tutto questo è il risultato di un’ingente mole di lavoro, come abitualmente è solita svolgere.
Intanto il Tribunale di arbitrato sportivo riunito a Losanna per la causa tra Caster Semenya e la Iaaf, ha rinviato di almeno un mese, al “tardo aprile”, la decisione fissata inizialmente per il 26 marzo. La mezzofondista sudafricana, 28 anni, tre volte campionessa mondiale e due volte campionessa olimpica sugli 800 metri, si è rivolta al Tas per far annullare il regolamento della Federazione Atletica internazionale che impone alle donne con iperandrogenismo e a quelle con “differenze di sviluppo sessuale” (DSD) di fare in modo di abbassare, con medicamenti ad hoc, il loro tasso di testosterone, per partecipare alle prove internazionali tra i 400 metri e il miglio (1609 metri).
Quando parliamo di disordini della differenziazione sessuale (Dsd) parliamo di disturbi che, nella maggior parte dei casi, si realizzano per motivi genetici nella fase dello sviluppo embrionale e fetale – spiega all’Agi Fabio Lanfranco, andrologo e ricercatore di Endocrinologia all’Università di Torino -. Per svariate ragioni avviene un’alterazione dei livelli di testosterone nel feto. L’’ipotesi, spiega Lanfranco, è quindi che Caster Semenya sia “un maschio genetico che non ha avuto testosterone in gravidanza e perciò non ha sviluppato genitali maschili, venendo quindi allevata come femmina i cui livelli di testosterone, oggi, sono elevati“.