Katelyn Shashi è sicuramente la ginnasta più famosa del momento, il video della sua ultima prestazione al corpo libero ha letteralmente sbancato a livello di visualizzazioni: quasi 20 milioni. Un minuto e mezzo di perfezione che lasciano a bocca aperta, che commuovono.
Le acrobazie a corpo libero sono valse a Katelyn il massimo dei voti ai campionati Collegiate Challenge di Anaheim, in California. Ma nonostante questo non la vedremo mai ai Mondiali e neppure alle Olimpiadi. La ragazza ha infatti deciso di abbandonare i grandi palcoscenici per esibirsi davanti a platee più piccole come le palestre delle Università dove ha iniziato. E dire che qualche anno fa era una delle atlete più forti a livello mondiale, a 14 anni vinceva ovunque. Poi due infortuni e una crisi profonda.
Lei stessa qualche anno aveva reso pubblica qualche pagina del suo diario. “Da quando sono entrata nella squadra nazionale, ho iniziato a sentire le pressioni su come dovevo essere, il mio corpo doveva rispettare i canoni di quelli di una ginnasta in nazionale. Il mio allenatore dice che se sbaglio o cado è colpa del fatto che io sia troppo pesante, quindi ho iniziato a misurarmi con le mani le cosce ogni giorno per vedere se diventano più grandi. Di solito riesco a prenderla tutta con le due mani, ma oggi quando ci ho provato non ci sono riuscita. Appena me ne sono accorta, mi sono sentita distrutta e ho detto a me stessa che non avrei finito il panino che avevo per pranzo e che a cena avrei mangiato solo verdure. Adesso però ho fame, ho proprio fame, se potessi andare a dormire adesso, però dormirei lo stesso. Sono abituata a svegliarmi con la bocca che sa di ferro, ho talmente tanta fame che quando mi sveglio ho la nausea. So che la bulimia non è salutare, ma potrebbe essere l’unica cosa a salvarmi. Sono stanca di mangiare solo verdure, e sono stanca di correre e di bloccarmi ogni volta perché mi sento un po’ più più pesante. Questo è il quinto lunedì di fila che mi hanno cacciato dagli allenamenti perché ero troppo pesante“.

E poi ancora. “La maggior parte dei bambini a 12 anni gioca. Io? Io mi allenavo 36 ore alla settimana, ero sui poster e in molti giornali, perché facevo parte della squadra nazionale. Non avevo voce in capitolo, dovevo rispettare le aspettative che gli altri avevano su di me ed è per questo che ho dovuto sopportare commenti crudeli e cattivi sul mio fisico, commenti da parte di tutti (allenatori, compagne, fan, membri dello staff tecnico nazionale, followers, di mia madre e persino miei)”.

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