Maurizia Cacciatori è un mito della pallavolo italiana e non solo. Il suo curriculum parla da solo: 4 campionati italiani vinti, 1 campionato spagnolo, 4 Coppe Italia, 1 Coppa della Regina, 3 Supercoppe italiane, 3 Coppe dei Campioni, 1 Challenge Cup, nel 1998 vince il premio come miglior pallegiatrice del Mondiale e un Oro ai Giochi del Mediterraneo nel 2011. Ha esordito in A1 a soli 16 anni per poi vestire la maglia azzurra ben 228 volte diventando una vera icona sportiva.
Nel libro “Senza rete” scritto due anni fa l’atleta racconta tutta la sua vita: i suoi momenti più belli, quelli più brutti (l’esclusione dal Mondiale del 2002), le sofferenze, le gioie e la sua infanzia. Anche tanti aneddoti e rivelazioni: come quando decise di non andare all’altare con Gianmarco Pozzecco a dieci giorni dalla data fissata.
Mamma di due splendidi bambini Carlos e Ines, oggi è consulente di comunicazione per aziende. Maurizia Cacciatori si racconta così a Sportdonna.it
Ti ricordi la tua prima partita?
“Certo che me la ricordo, era una partita di beach volley 3 vs 3 contro una squadra di Carrara, le avversarie erano molto forti e arrivò una sconfitta. Ricordo di non aver dormito per 2 notti, i miei genitori erano preoccupati, non accettavo di aver perso.”
Hai avuto tanti allenatori, ne ricordi uno in particolare?
“Ho avuto allenatori di tutto il mondo, ma è giusto che nomini il primo. Colui che mi ha fatto capire che sarei potuta diventare una buona giocatrice: Giuseppe Giannetti. Mi ha insegnato ad essere resiliente, a non arrabbiarmi troppo e a gestire i momenti “up” e quelli “down” in maniera equilibrata”
La follia più grande che hai fatto quando giocavi…?
“Quando giocavo a Bergamo avevo un giorno e mezzo libero, ho preso il treno e sono andata a Parigi, era il mio sogno. Questo per farvi capire che sono sempre stata una giocatrice atipica, mi piaceva tantissimo giocare, stare in Nazionale e allenarmi però ho sempre avuto bisogno della mia libertà ed essere arrivata a Parigi è stata una sorta di vittoria”
Qual è stata la tua soddisfazione sportiva più grande?
“La prima qualificazione alle Olimpiadi, la nazionale femminile in quel periodo non vinceva e non convinceva, al tempo si parlava solo di quella maschile. Noi donne invece abbiamo strappato il biglietto per Sidney2000 per la prima volta nella storia della pallavolo femminile. E’ stata una grande soddisfazione essere il Capitano di quella Nazionale, di quella generazione”
Hai dei rimpianti?
“Nessun rimpianto perchè tutto quello che ho fatto, nel bene e nel male, ha fatto parte delle mie scelte. Ho ascoltato le persone che mi stavano vicino ma poi ho seguito sempre la mia volontà”
Qual è stata la tua delusione sportiva più grande?
“Ce ne sono state tante, ho vinto tanto, ma ho anche perso tanto. Perdere una Champion’s League o uno scudetto anche per una vincente non è facile da digerire”


C’è una Maurizia Cacciatori nella pallavolo di oggi?
Non mi piace fare dei paragoni. Dovrei guardare le giocatrici che giocano nel mio ruolo: quello di palleggiatrice. La palleggiatrice è l’anima della squadra, è un piccolo leader. Commento su DAZN le partite della Champion’s League e mi piace tantissimo, faccio il tifo per le ragazze italiane, se dovessi dire una giocatrice che mi somiglia, non lo so, ognuna è unica a modo suo”
Com’è cambiato il volley femminile negli ultimi vent’anni?
“E’ cambiato tantissimo, è molto più fisico e tecnico ed è molto più piacevole da veder, le partite sono diventate degli show. Le atlete sono ben preparate sia a livello fisico che a livello mentale. A 20 anni non ero così focalizzata come le ragazze ventenni di oggi, hanno fatto dei passi in avanti ed è motivo di grande soddisfazione”
Secondo te si è raggiunta la parità di genere tra uomini e donne nella pallavolo?
“Nella pallavolo non ho mai sentito la differenza tra uomini e donne anche perchè le donne sono molto gettonate in questa disciplina. Negli altri sport, invece, ci sono ancora grandi tasselli da colmare”
In quale modo lo sport ti ha aiutata a superare le difficoltà?
“Lo sport è un allenamento continuo. In questo momento storico così difficile, obbligati a restare in casa, il fatto di aver fatto sport mi sta aiutando tanto. Uno sportivo sa che deve essere resiliente, sa che deve sopportare anche i momenti no. Dal punto di vista mentale, dobbiamo supportarci l’un l’altro, il gioco di squadra, la consapevolezza che supereremo tutto. Nelle varie chat, anche quelle con altre mamme, mi trovo spesso a fare da capitano del mio team, in fondo, siamo una squadra! Lo sport ti porta ad allenare la mente anche nei momenti in cui le cose non vanno bene, quindi tu sei pronto e preparato per affrontarli”
Se la tua vita fosse una canzone, che titolo avrebbe?
“Viva la vida” dei Coldplay, questa canzone è quella che mi rappresenta meglio”
Nel 2018 è uscito il tuo libro, molto bello tra l’altro, “Senza Rete” in cui racconti la tua vita sportiva e non a 360 gradi, cosa ti ha spinto a scriverlo?
Mi hanno sempre chiesto di scrivere un libro ed ho sempre detto di no. Non capivo a chi potesse interessare. Quando mio figlio grande aveva difficoltà a fare le sottrazioni e mi ha detto che non ce l’avrebbe mai fatta a farle, lì ho capito che avrei dovuto scrivere un libro per i miei figli. Per far capire loro che non devono mai dire “Non ce la farò mai!” La loro mamma ha sempre messo la faccia ed il coraggio e ha sempre terminato i suoi percorsi, non vincendo sempre, ma stando sempre sul pezzo senza tirarsi mai indietro”

Quali sport praticano i tuoi figli?
“Ovviamente non giocano a pallavolo perchè dicono che “rimbambisce”. Così abbiamo un piccolo portiere che gioca nelle giovanili dell’Empoli e una pattinatrice. Credo sia giusto così, hanno sentito talmente tanto parlare di pallavolo che hanno rigetto”
I tuoi prossimi obiettivi?
“Lavoro nella comunicazione e per me è una mission. Non ci sono grandi differenze tra una squadra di pallavolo, calcio o qualsiasi altro sport di squadra e un’azienda. Porto lo sport nelle realtà aziendali e devo dire che la cosa piace e ha successo”
Quali sono le caratteristiche che deve avere un leader all’interno di una squadra?
Un leader deve prendersi a carico la propria squadra, lo può fare usando le parole o in maniera silenziosa. Un leader costruisce, non distrugge mai, non cerca mai scuse trova sempre delle soluzioni”.

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