Da Milano a Napoli, pendolare per passione. Antonio Genovese, mister della Domina Neapolis insieme ad Armando Troisi, ogni fine settimana prende il treno per raggiungere la sua squadra impegnata nel girone D di serie B. Talent scout per l’Inter dal 96 al 2006, allenatore in possesso del patentino di Uefa B. Un personaggio con una storia tutta da scoprire.

Antonio, che cosa significa per te allenare?
“Per me significa insegnare ma soprattutto trasmettere emozioni e passione, sempre nel rispetto delle regole come il fair play. Fare l’allenatore significa anche dare ad altri la possibilità che io ho perso a 13 anni, quando a causa di un incidente mi sono ritrovato in sedia a rotelle”.

Quest’anno per te la nuova avventura alla Domina Neapolis che non è proprio vicino a Milano…
“Quando c’è la passione la fatica passa in secondo piano. Venivo dall’esperienza alla Res Roma, dopo aver allenato diverse squadre tra Juniores e giovanili, ma facendo il collaboratore tecnico mi mancava decisamente il campo. Alla Domina ho la possibilità di allenare insieme ad un altro tecnico, seguendo un po’ il binomio Fattori-Cincotta che c’è alla Fiorentina. Io, da Milano durante la settimana mi occupo dello studio degli avversari attraverso la visione di dati e filmati”.

Nel passato invece hai collaborato anche con l’Inter di Massimo Moratti. Come andò all’epoca?
“E’ stata una bellissima esperienza, per 10 anni ho fatto il talent scout dal 1996 fino al 2006. Ero stato ricoverato all’ospedale per un problema di salute e in quell’occasione Moratti mi promise un lavoro all’Inter. Dopo un colloquio con Mazzola, firmai il primo contratto e iniziai l’avventura in nerazzurro”.

Come sei entrato in contatto col mondo femminile?
“Ho conosciuto per caso il calcio femminile tramite le gare del Milan che all’epoca era allenato da mister Grilli. Era un calcio che non conoscevo ma ho capito che potevo offrire qualcosa per farlo crescere”.

In questo avvio di campionato il Domina ha iniziato con una vittoria e una sconfitta. Come sta andando il vostro lavoro?
“Contro la Lazio abbiamo perso la prima partita ma siamo comunque soddisfatti. Siamo una squadra nuova e dobbiamo lavorare insieme come gruppo. Obiettivi stagionali? La prima cosa sarà ottenere una salvezza tranquilla”.

Diamo invece uno sguardo al campionato di serie A. Chi vedi tra le squadre favorite?
“Penso che la Fiorentina sia una squadra con molte potenzialità, così come anche il Brescia che viene da stagioni importanti. La Viola ha aggiunto tante giocatrici valide e con grande esperienza oltre che alcune giovani interessanti. Il Verona penso sia un’ottima squadra ma mi ricorda molto l’Under 17 che prese il bronzo. Potrebbe peccare un po’ di inesperienza”.

Apriamo invece il capitolo Women’s Champions League, dove può arrivare secondo te il Brescia?
“Penso possa battere il Fortuna come ha già fatto durante la scorsa stagione e poi chissà magari andare anche più avanti. L’infortunio di Rosucci per le Leonesse è una grossa perdita ma sono convinto che riusciranno comunque a passare. E poi in difesa con l’arrivo di Manieri si sono rinforzate ulteriormente”.

Che cosa manca al calcio femminile italiano per arrivare a livello delle top d’Europa?
“Rispetto all’estero siamo molto indietro, faccio l’esempio della Francia dove Lione e PSG vivono su un altro pianeta. E’ importante far avvicinare il mondo del calcio maschile come ha fatto ad esempio la Fiorentina. Dobbiamo far capire alle società maschile che il calcio femminile può essere una risorsa. Serve anche un contributo per dare maggior visibilità al movimento. Serve una programmazione concreta per avere dei risultati nel corso degli anni”.

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